"Il rischio di infiltrazione criminale in Abruzzo continua a provenire da fuori Regione", in particolare si tratta di "soggetti appartenenti alla criminalità organizzata campana, calabrese" e foggiana che "hanno eletto quei territori per espiare pene alternative e misure restrittive". Così la Direzione Investigativa Antimafia nel suo rapporto semestrale del 2021 aveva descritto lo scenario criminale abruzzese.

Questi gruppi criminali organizzati sono attratti, spiega 'L'Espresso' da un fiume di denaro che arriva "dall’Europa per sostenere agricoltori e agricoltura: una cifra intorno ai 150 milioni di euro all’anno. Soldi che dovrebbero creare ricchezza sul territorio, ma che invece svaniscono nel nulla, preda di speculatori del Nord" e di personaggi in odor di mafia. Al denaro della politica agricola comunitaria (Pac) si aggiunge anche quello per i "contributi per l’allevamento di bovini e ovini”.

Questi contributi attirano l’attenzione “di chi vuole incassare questi fondi senza tanti sforzi per portare poi i soldi altrove e far restare” in Abruzzo “finti allevamenti e aziende che non producono nulla".

Nelle valli abruzzesi non si dormono più sonni tranquilli, e alcuni fatti di cronaca recente lo raccontano: “Mucche scaricate di frodo e abbandonate, allevatori che si son trovati un giorno quaranta bovini squartati oppure mezzi incendiati, tubi dell’acqua tagliati, ruote dei trattori bucate" e incendi.

A Campo di Giove, si legge sempre su 'L'Espresso', "un giovane agricoltore ha segnalato ai carabinieri di essere stato avvicinato da tre persone originarie del Gargano che volevano la sua azienda agricola ereditata dal padre allevatore. Al primo rifiuto ha ricevuto minacce: lui le ha solo comunicate alle forze dell’ordine ma senza sporgere denuncia. Perché in queste valli adesso c’è paura".

L’Espresso ha anche riportato in esclusiva un documento che si "basa su alcune informative della Direzione investigativa antimafia di Napoli, dei carabinieri e della guardia di finanza de L’Aquila utilizzate in parte anche dalla prefetta Cinzia Teresa Torraco che ha firmato una pesante interdittiva antimafia al Consorzio Aquilano".

In questa informativa gli investigatori hanno ricostruito alcuni contatti tra "soci di diverse coop e, a esempio, uomini 'del clan dei Casalesi' e per la precisione del gruppo Schiavone. Ma anche 'frequentazioni tra altre figure societarie e i fratelli Cariglia', uno dei quali sposato con 'una cugina dei fratelli Notarangelo al centro della faida del Gargano'".

Queste informative sono finite sul tavolo di diverse procure assieme alle "carte inviate dalla procura di Messina dopo che si era scoperto che cognomi di peso della mafia dei Nebrodi, dai Bontempo ai Galati, risultavano avere titoli di proprietà di terreni in questa fetta d’Italia, e in particolare a Barisciano, Ofena, Castel del Monte, Pettorano sul Gizio, Crognaleto, Cortino, Valle Castellana, Rocca Santa Maria, Isola del Gran Sasso e Caramanico. Tracce di indagini che stanno chiudendo il cerchio su quello che sta accadendo nelle grandi valli del Gran Sasso e nel cuore d’Abruzzo".

Fonte: espresso.repubblica.it

Foto: it.depositphotos.com

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