Il fondatore di Libera durante la presentazione della ricerca sul mutualismo “La pienezza del vuoto”

“Se la politica non combatte le ingiustizie diventa sostanzialmente criminogena, commette un crimine e lo favorisce”. “Oggi a fare la differenza nel nostro Paese è l’indifferenza, lato oscuro del nostro presente. Ma se è vero che ci sono i ‘neutrali’, i più pericolosi di tutti sono i ‘mormoranti’”. “Quelli che sembrano ascoltare, non fanno nulla e poi si limitano a giudicare e a chiacchierare, magari nei salotti”.
Sono state queste le parole del fondatore di Libera don Luigi Ciotti durante la presentazione della ricerca sul mutualismo “La pienezza del vuoto” tenutasi al Gran Sasso Science Institute e curata da Forum diseguaglianze e diversità e Rete dei numeri pari.
La notizia è stata riportata dal 'Fatto Quotidiano' in un articolo a firma di Salvatore Cannavò.
Don Ciotti, in merito ad un rapporto della Caritas sulla povertà, ha detto che “noi associazioni e reti (da Libera e dalla campagna Miseria ladra è nata proprio la Rnp, ndr) abbiamo dovuto fare l’ortopedia sociale, delegati dalla politica a occuparci di poveri e ultimi. Questa è la vergogna di un Paese. Noi non verremo mai meno a questo compito, ma non possiamo neppure accettare questa contraddizione. Vorrei proprio che ci fosse meno solidarietà e più giustizia”.
“La diseguaglianza
- ha continuato - è una misurazione matematica, ma se vogliamo rendere conto della sua sostanza dobbiamo chiamarla ingiustizia”. Per questo ha proposto “un movimento per la giustizia sociale che parta dal basso”: “I diritti non possono essere in balia dei bilanci economici e neppure degli umori o degli interessi politici”.
La situazione si aggrava ulteriormente se si considerano anche le mafie: “Durante il Covid le mafie hanno approfittato, grazie alla loro forza, capacità e anche liquidità, di una situazione diffusa di fragilità”.
“Nella pandemia - si legge sempre sul ‘Fatto’ c’è stata una riscossa della solidarietà che non può restare una parentesi. Le emozioni passano se non diventano sentimenti più profondi e radicali. Non ci può essere democrazia senza partecipazione e non c’è libertà senza giustizia sociale e ambientale”.
E poi ancora: “La criminalità spara di meno perché non ne ha bisogno, ha connessioni economiche e politiche e i boss sono diventati manager. Ad esempio, prendono in mano il settore sanitario oppure la filiera dell’agroalimentare (si pensi a quanti ristoranti, alberghi, pizzerie vengono confiscate). Sono state anche le mafie a portare i pacchi-dono alla gente durante la pandemia. E si sono organizzate per tenere il consenso nei loro territori. Il consenso si ottiene anche facendo assistenza”. Anche per questo motivo le mafie sembrano essere state ormai ‘accettate’ all’interno del sistema sociale e ignorate dalla maggior parte delle forze politiche.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Foto © Deb Photo

ARTICOLI CORRELATI

Libera: con la riforma Cartabia a rischio gran parte delle confische penali

Per cambiare il mondo l'amore non basta

Don Ciotti: ''Per celebrare il trentennale servono scelte e gesti pesanti. Non parole''

Don Ciotti a ExtraLibera: ''Forze politiche assenti. Complici di mafia e corruzione''

Don Ciotti: ''C'è una rivoluzione di donne che vogliono rompere quei codici mafiosi''

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy