Dopo la spaccatura di ieri al Senato, con lo strappo di Forza Italia che non ha votato per Ignazio La Russa, il centrodestra si ricompatta alla Camera ed ha eletto presidente il leghista Lorenzo Fontana. Ma all'appello sono mancati almeno 14 voti. Il vicesegretario leghista incassa infatti 222 preferenze, il centrodestra sulla carta conta 237 deputati, che sono scesi a 236 per l'assenza giustificata (è positivo al Covid) dell'azzurro Andrea Orsini. Impossibile dire con esattezza, vista la segretezza del voto, a quale gruppo della maggioranza sono ascrivibili le defezioni (che secondo esponenti leghisti sarebbero in realtà non più di 7 o 8, in base a un calcolo che incrocia assenze e errori di scrittura). Così come non si può escludere a priori che qualche deputato delle opposizioni abbia votato per Fontana, nonostante sia Pd che Terzo Polo e M5s abbiano optato per un nome di bandiera anziché per il bis della scheda bianca, proprio per evitare le accuse e controaccuse reciproche sui 17 voti extra maggioranza che ieri hanno contribuito ad eleggere La Russa. Eppure, i conti non tornano nemmeno tra le fila delle forze di minoranza: il candidato di bandiera di Iv e Azione, Matteo Richetti, incassa infatti tre voti in più rispetto ai numeri del suo gruppo, mentre la candidata dem Cecilia Guerra ne ottiene tre in meno. Risponde invece compatto il Movimento 5 stelle, che ha votato per Cafiero de Raho. E durante lo spoglio delle schede è spuntato anche un voto per il leghista Riccardo Molinari, fino a ieri in pole position per la carica conquistata oggi da Fontana. Questioni numeriche a parte, il centrodestra esulta per il doppio risultato raggiunto e si appresta ad affrontare e chiudere la partita più delicata, la formazione del governo. Tra i primi a congratularsi con Fontana il segretario leghista Matteo Salvini, che diffonde la foto dell'abbraccio tra i due. "Buona la prima anche alla Camera. Sono molto molto contenta che stiamo procedendo spediti come avevamo promesso agli italiani", ha detto a caldo la presidente del Consiglio in pectore Giorgia Meloni. Il primo ringraziamento di Fontana va a Umberto Bossi ("senza di lui non sarei in politica"). Con il senatur tutto lo stato maggiore leghista si è soffermato nel cortile interno del palazzo prima delle votazioni. "Il centrodestra ha dato dimostrazione di grande compattezza. Non tradiremo la fiducia degli italiani. Avanti", rivendica Antonio Tajani. A festeggiare il nuovo presidente di Montecitorio, il secondo esponente della Lega a ricoprire questo ruolo dopo Irene Pivetti, anche la moglie e la figlia, presenti in tribuna. Le opposizioni, in ordine sparso e prive di una prospettiva di coordinamento in Parlamento, accolgono l'elezione di Fontana con il massimo gelo. Ad inizio seduta alcuni deputati dem e della sinistra innalzano in Aula uno striscione con su scritto "No a un presidente omofobo pro Putin" (prontamente rimosso dai commessi). E' solo il prodromo di un clima glaciale che avvolge per tutta la mattinata una parte dell'emiciclo. Nessun applauso in Aula, fatta eccezione per il ringraziamento che il neo presidente della Camera rivolge al Capo dello Stato e per il saluto al Pontefice. Ma ciò che preoccupa una parte dell’opposizione e più in generale chi si batte per i diritti delle minoranze, delle donne, della comunità Lgbt, degli stranieri, non è il suo curriculum. Piuttosto un pensiero ultraconservatore e tradizionalista ultracattolico, che fa di lui il rappresentante più in vista dell’ala dura della Lega di Matteo Salvini.
Per non parlare dell’appoggio al presidente russo Vladimir Putin e ai “patrioti repubblicani” di Donald Trump, “un modello anti-globalista” dal quale l’Europa “ha tanto da imparare”, ha twittato.

Foto © Imagoeconomica

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