Il direttore dell’Anticrimine ha auspicato la reazione della società civile contro la “pseudo protezione” della mafia

Una mafia catartica, efferata, suddivisa in diversi clan spesso in conflitto tra di loro e pericolosa per le caratteristiche offensive che tende ad esportare anche all’esterno del territorio foggiano”. Queste le parole del direttore dell’Anticrimine Francesco Messina che, intervistato dal giornalista Giacomo Susca ai microfoni di “TGR Puglia”, ha parlato di “auspicabile reazione da parte della società civile” nonostante il clima di omertà vigente all’interno di un territorio fortemente condizionato dalla pericolosità della mafia foggiana. “Una realtà - ha ricordato Messina -, in cui gli imprenditori sanno già che per iniziare la loro attività, devono comunque dare un contributo a questa ‘pseudo protezione’ che forniscono le organizzazioni criminali”.

A sostegno di quanto possa essere utile una reazione da parte della società civile, Francesco Messina ha sottolineato anche la necessità di garantire la sicurezza del territorio attraverso la presenza dello Stato, capace di “individuare non solo le singole responsabilità criminali ma anche l’aspetto logistico che caratterizza l’organizzazione”.

Ad avvalorare le parole del direttore dell’Anticrimine Messina, anche la recente relazione della Direzione Investigativa Antimafia che, riguardo alla mafia foggiana, ha restituito una fotografia di una “Quarta mafia” distante dalla violenza tipica del passato e più vicina ad un modello economico-finanziario, oltretutto, già intrapreso da altre compagini criminali di rilievo come camorra, mafia siciliana e, soprattutto, 'Ndrangheta. Infatti, con le ‘ndrine calabresi la mafia foggiana sembrerebbe essere particolarmente attiva all’interno di un fruttuoso sodalizio criminale basato sul commercio di cocaina sia nelle regioni italiane che all’estero, in particolar modo, in Spagna e Nord Europa.

Evocando le principali regole finanziarie che impongono, tra le altre cose, la diversificazione degli investimenti, tra le principali attività criminali perpetrate dalla mafia pugliese, rimangono le estorsioni e quelle che pervadono il settore dei giochi. Nell’indagine “Dirty slot” descritta nel recente rapporto presentato della Dia, viene alla luce la gestione del clan Coluccia di Noha di Galatina (nella provincia di Lecce, ndr), relativo al giro di affari implementato nel settore delle slot e delle scommesse sportive all’interno di piattaforme informatiche riferite ad altrettanti bookmaker con sede estera.

Tuttavia, soprattutto nelle aree territoriali più interne, permane l’efferatezza che esclude l’attenzione per gli affari. L’ultimo di una lunga serie di omicidi in seno alle mafie foggiane è l’omicidio di Gerardo Tammaro consumato recentemente a Orta Nuova (nel foggiano, ndr). Incensurato, Tammaro, sarebbe “colpevole” di essere il padre di Mirko, il giovane 26enne che lo scorso 3 settembre ha ucciso con cinque colpi di pistola Andrea Gaeta (figlio di un boss locale, ndr), molto probabilmente, per un contenzioso di natura “sentimentale”.

Foto © Imagoeconomica

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