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Aumentate le condanne per alcuni imputati, inclusi i fratelli Virga (16 anni e 8 mesi e 19 anni e 4 mesi)

La prima sezione penale della corte d’Appello di Palermo presieduta da Adriana Piras ha modificato sette delle 17 posizioni della sentenza di primo grado emessa il 20 novembre 2020 dal gup di Palermo Filippo Serio nell’ambito del processo “Scrigno”. In particolare i giudici d’Appello hanno condannato a 12 anni di reclusione Carmelo Salerno (assolto in primo grado), aumentato le pene per Michele Martines da 5 anni e 4 mesi a 13 anni e 4 mesi, per Francesco Orlando da 5 anni e 4 mesi a 12 anni e 8 mesi, per i fratelli Virga, Francesco e Pietro (rispettivamente da 8 anni a 16 anni e 8 mesi e da 8 anni a 19 anni e 4 mesi). Diminuite invece le condanne per Francesco Russo che passa dai 4 anni del primo grado ad un anno e sei mesi e per Jacob Stelica che sempre da 4 anni si riduce ad un anno. Per quest’ultimi due la pena è sospesa. Confermato infine il verdetto di primo grado per Vincenzo Ferrara (3 anni e 4 mesi), Francesco Peralta (8 anni e 4 mesi), Giuseppe Piccione (8 anni), Pietro Cusenza (8 anni e 4 mesi), Mario Letizia (8 anni e 4 mesi), Leonardo Russo (3 anni), Michele Alcamo (3 anni) e Antonino D’Aguanno (3 anni e 4 mesi), Francesco Todaro (assolto) e Tommasa Di Genova (assolta).
L’inchiesta "Scrigno", è stata il risultato di una approfondita indagine del Nucleo Investigativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Trapani, coordinata dalla Procura Distrettuale di Palermo e che nel marzo 2019 ha visto l’arresto di diversi personaggi già riconosciuti, per sentenze già passate in giudicato, quali appartenenti alla cosca mafiosa di Trapani, come i fratelli Francesco e Pietro Virga, l’ex consigliere comunale Franco Orlando, ma anche arresti eccellenti come quelli dell’ex deputato regionale Paolo Ruggirello. Per i due fratelli Virga e per Orlando la sentenza di ieri pomeriggio conferma il loro ruolo al vertice della cosca trapanese al vertice di un crocevia di interessi tra mafia, politica e imprenditoria.
Alcuni degli indagati scelsero di essere giudicati col rito abbreviato, e nel novembre 2020 il gup Filippo Serio, ridimensionando di parecchio le richieste di condanna dei pubblici ministeri, condannò quattordici dei diciannove imputati, complessivamente a 70 anni di carcere, assolvendone cinque, tra questi l’ex assessore comunale di Trapani Ivana Inferrera. La sentenza di ieri ha rivisto anche le decisioni del giudice di primo grado su alcuni dei risarcimenti alle parti civili costituite.

Foto © Imagoeconomica

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