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Autostrade per l'Italia esce definitivamente dal processo per il crollo del ponte Morandi, il viadotto della A10 collassato il 14 agosto 2018 causando la morte di 43 persone. Il tribunale di Genova ha accolto le istanze degli avvocati di Aspi e Spea (la controllata che si occupava delle manutenzioni) e le ha escluse come responsabili civili. A questo punto, in caso di condanna degli ex manager e dipendenti, saranno i singoli imputati a pagare i risarcimenti, salvo le possibilità di cause civili. Le due società erano già uscite dal processo come imputate dopo il patteggiamento a circa 30 milioni. La decisione ha lasciato "amareggiati" i familiari delle vittime, come sottolineato da Egle Possetti, portavoce del Comitato ricordo vittime del ponte. Il collegio ha accolto le richieste degli avvocati a cui si erano associati anche i pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno. "I due enti - è la sintesi del ragionamento dei magistrati - non hanno partecipato agli incidenti probatori in veste di responsabili civili". Argomentazioni "che avevamo già sollevato in udienza preliminare - ha spiegato l'avvocato Andrea Corradino, del pool di legali di Aspi -. Usciamo definitamente dal processo, ma questo non significa che chi si ritiene danneggiato non possa chiamarci in causa in sede civile, quindi non viene leso alcun diritto". E però già nel 2020 Banca d'Italia aveva segnalato alla procura un trasferimento di soldi dall'Italia all'estero da parte dell'ex amministratore delegato Giovanni Castellucci e altri ex dirigenti. Operazioni lecite e senza alcun risvolto penale. "Siamo amareggiati non tanto per i risarcimenti ma da un punto di vista di immagine: sembra che in Italia ci sia un accanimento solo sulle vittime, tra riti abbreviati e patteggiamenti. La cosa grave è che la norma ti permetta di sfuggire, di lasciare il processo - ha detto Possetti -. Dovrebbe esserci una norma ad hoc per la gestione delle parti, per avere una tutela particolare". A processo ci sono 59 persone tra ex dirigenti e tecnici di Autostrade e Spea, ex ed attuali dirigenti del ministero delle Infrastrutture e del Provveditorato delle opere pubbliche della Liguria. Secondo l'accusa tutti sapevano delle condizioni del ponte ma non sarebbero state fatte le manutenzioni per risparmiare. Nei prossimi giorni finiranno le discussioni dei legali sull'ammissione delle oltre 600 parti civili che hanno chiesto di fare parte del procedimento. Numeri che avevano destato non poca preoccupazione nella procura. "Un processo con 1.228 testimoni che porterebbe a un potenziale di 155mila tra esami e controesami è un processo che non si può fare e non avrà mai fine" aveva detto il pubblico ministero Massimo Terrile nel corso dell’udienza illustrando i motivi per cui, a suo avviso, molte delle oltre 600 parti civili dovrebbero essere escluse dal processo penale. “La lista testi della procura conta 177 persone, quelle dei 59 imputati oltre 300 e quelle delle parti civili oltre 600. Con questi numeri il processo non avrà fine diversa da quella dell’estinzione dei reati. L’obiettivo è quello di snellire il processo per arrivare a una eventuale condanna o assoluzione e non quello di liquidare i danni alle parte danneggiate, anche perché in un evento come questo i potenziali danneggiati potrebbero essere infiniti". Nelle prossime settimane la procura chiuderà le indagini per l'inchiesta sull'incuria delle infrastrutture nata dopo il crollo e riguardante le barriere antirumore difettose, le gallerie non a norma e i falsi report sugli altri viadotti che vede coinvolte 56 persone.

Fonte: ANSA

In foto: udienza del processo Morandi del luglio 2022 © Imagoeconomica

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