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Dall'agenda rossa alla manomissione del computer di Falcone. Chi ha agito, voleva favorire la mafia o se stesso?

Sappiamo molto ma non sappiamo ancora tutto”. Con queste parole il caporedattore di ANTIMAFIA Duemila Aaron Pettinari, intervistato da Alviano Appi per il programma di approfondimento Radio Saiuz, descrive lo stato dei fatti in merito alla conoscenza acquisita fino a questo momento sulle stragi di mafia che, come noto, hanno insanguinato la storia della Repubblica Italiana.
Tra le cose che sappiamo sulle stragi del ‘92 - ha sottolineato Pettinari - diversi elementi che confermano la presenza di qualcun altro oltre alla mafia.” - prosegue - “Non si può certamente pensare che siano stati i ‘picciotti’ con coppola e lupara ad entrare nell’ufficio (dove era presente il computer di Falcone n.d.r.) oppure a prendere la borsa di Paolo Borsellino subito dopo la strage di via d’Amelio.
Fatti come la scomparsa dell’agenda rossa subito dopo l’eccidio consumato in via d’Amelio, in cui sarebbe coinvolto anche un uomo dei carabinieri che, pochi minuti dopo l’esplosione, preleva dalla macchina ancora in fiamme la borsa del noto magistrato con all’interno l’agenda scomparsa e mai ritrovata. La manomissione del computer di Giovanni Falcone presente all’interno del suo ufficio, dove, conseguentemente all’attentato avvenuto a Capaci, erano già stati posti i sigilli. La presenza di uomini estranei a Cosa nostra durante la preparazione dell’esplosivo nelle fasi precedenti agli attentati; sono solo alcuni elementi che confermano il ruolo puramente attuativo della mafia nelle stragi del ‘92.
Durante l’intervista le attenzioni di Pettinari e Appi convergono sui 57 giorni che separano l’attentato di Capaci da quello in via d’Amelio e, in particolare, su alcuni aspetti decisamente incompatibili con le conoscenze e la preparazione che un uomo di mafia, per quanto sanguinario, possa detenere.
C’è un'accelerazione della strage. (relativa a via d’Amelio n.d.r.) - ha ricordato Aaron Pettinari - Addirittura lo stesso Riina, parlando dell’attentato di via d’Amelio con Lorusso mentre si trovavano in carcere, condivide che ‘qualcuno’ gli disse: ‘devi farlo subito’”.
Secondo Pettinari, quelle pronunciate da Riina, sono parole criptiche che alimentano non poche curiosità: “Chi può permettersi di dire al capo di Cosa nostra devi fare subito questo attentato?”.
Oltretutto, si tratta di una scelta poco conveniente per Cosa nostra che, conseguentemente ai fatti di sangue perpetrati ai danni dei martiri dello Stato, dovrà inevitabilmente fare i conti con la decisione del Parlamento che, unanime, accoglie il carcere duro nell’articolo del 41-bis.
Insomma, fatti e circostanze che invitano ad unirsi alle riflessioni del caporedattore di ANTIMAFIA Duemila: “Se non conveniva a Cosa nostra, perché vengono fatte quelle stragi? E’ solo il frutto della vendetta di Totò Riina?” - prosegue - “Noi di ANTIMAFIA Duemila crediamo che sul sangue di Falcone e Borsellino siano state gettate le basi per la nascita della Seconda Repubblica”.
Questo e molto altro nell’intervista realizzata da Alviano Appi per gli spettatori di Radio Saiuz al caporedattore di ANTIMAFIA Duemila Aaron Pettinari.

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