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Prima dell’omicidio, l’inutile tentativo di corruzione per comprare il silenzio del sindaco

Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso la sera del 5 settembre 2010 con nove colpi di pistola, sarebbe stato assassinato per impedirgli di rivelare quello che aveva scoperto sul traffico di droga grazie alle attività di controllo affidate alla Polizia Municipale.
La droga, spedita dagli Scissionisti di Secondigliano dal porto di Castellammare, arrivava in quello di Acciaroli per essere spedita dal Cilento fino in Calabria. Un affare d’oro che rischiava di essere compromesso dall’onestà e dall’amore incondizionato che Vassallo nutriva per la sua terra.
Quattro anni dopo il delitto, grazie alle dichiarazioni di Salvatore Ridosso (figlio dell'ex boss della camorra Romolo) gli investigatori scoprono che, in un inutile tentativo di corruzione, Vassallo sarebbe stato avvicinato da chi in quel momento in teoria stava gestendo il traffico di droga che arrivava a bordo di gommoni nel porto di Acciaroli, ovvero, Raffaele Maurelli.
Nonostante i dubbi degli inquirenti di Salerno sulle dichiarazioni rese da Ridosso, rimangono alcune certezze; quelle relative al sopralluogo effettuato dallo stesso Ridosso insieme all’imprenditore Giuseppe Cipriano, titolare di alcuni cinema sparsi tra Pollica e Acciaroli, il tentativo di depistaggio per sviare le indagini e i timori espressi dal sindaco Angelo Vassallo al suo amico Domenico Vaccaro.

Dal sopralluogo al depistaggio
Nell’inchiesta coordinata dal procuratore Giuseppe Borrelli che vede sei indagati per l’omicidio del sindaco Vassallo, fra i quali, anche tre carabinieri, il colonnello Fabio Cagnazzo, il suo ex attendente Luigi Molaro e l’ex sottufficiale Lazzaro Cioffi, quest’ultimo di recente condannato a 15 anni per collusioni con i narcotrafficanti di Caivano, emergerebbero tutti gli aspetti di un sodalizio ben consolidato tra criminalità organizzata e alcuni uomini dei carabinieri; motivo che aveva spinto il sindaco di Pollica Angelo Vassallo a chiedere l’intervento della Polizia Municipale nel tentativo di controllare eventuali attività sospette.
Dalle attività d’indagine svolte dalla Procura salernitana si evincerebbe che l’omicidio, anticipato da un sopralluogo avvenuto ad opera di Ridosso e Cipriano, sarebbe stato successivamente oggetto di un depistaggio pensato per indirizzare le attenzioni degli investigatori su persone “estranee al delitto”, come lo spacciatore italo-brasiliano indagato e successivamente prosciolto, Bruno Humberto Damiani.
Difatti, come riporta il quotidiano La Repubblica, Cagnazzo e Molaro, in quel momento semplici turisti e senza alcuna autorizzazione, poco dopo l’omicidio, acquisiscono le registrazioni effettuate dalle videocamere di sorveglianza sul porto di Acciaroli nel tentativo di sviare le indagini ed incolpare Damiani.

Vassallo sapeva di rischiare la vita
Vogliono portare qui la mafia e la camorra. Ho paura che mi facciano fuori. Ma io, anche a costo della vita, glielo impedirò”; e ancora: “Torno a casa sempre prima di mezzanotte, non faccio mai la stessa strada e non dico a nessuno da che parte vado”.
Queste le parole del sindaco Angelo Vassallo confidate pochi giorni prima di morire al suo amico Domenico Vaccaro, ex vicesindaco di Lustra, in provincia di Salerno.
Parole che Vaccaro, per paura, avrebbe condiviso con pochissime persone tra cui il figlio di Vassallo. “La paura era tanta. - ha spiegato Vaccaro - Oggi ho parlato perché, dopo aver raccontato questo fatto, mi ha chiamato la Procura. Anche gli inquirenti, mi hanno chiesto perché non lo avessi fatto prima. Ma credo che non sarebbe servito a niente perché, per me, questo è stato un omicidio politico-istituzionale, una cosa troppo grande”.

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