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Proprio in occasione del 42 anniversario della Strage di Ustica sono stati depositati all’archivio centrale  dello Stato e quindi resi pubblici una serie di documenti di cui in questi anni si è parlato “strumentalmente” come contenenti verità volutamente occultate sulla strage di Ustica, e non solo.
Voglio ricordare che il sen. Giovanardi aveva aperto il fuoco, diversi anni fa, affermando di aver potuto leggere, ma non divulgare, documenti legati alla vicenda di Ustica che portavano ad un attentato arabo contro l’Italia e quindi il dc9 Itavia, a sostegno della sua teoria di una bomba come causa della tragedia.
Da queste affermazioni era nato un crescente di affermazioni: c’era una mano terrorista che aveva colpito il dc9 e poi, si aggiungeva sempre, la stazione di Bologna.
Ma era un gioco di prestigio: si diceva che c’era documentazione segretata su Ustica, trascurando che in base alla direttiva Renzi del 2014 tutta la documentazioni sulle stragi deve essere resa pubblica e tutte le Amministrazioni le debbono depositare all’Archivio.
Il gioco era evidente: si erano individuati documenti e si chiedeva la pubblicazione. Al di là delle regole della tenuta archivistica della documentazione indicandole come legate a Ustica mentre non esisteva nessun elemento al riguardo.
Quindi per semplificare chiedendo per Ustica documenti non attinenti si è andato incontro, volontariamente, a rifiuti e si è creato un caso.
Nello stesso tempo non si è mai detto che  comunque ogni documentazione era nella completa disponibilità della Magistratura.
Si è creato ad arte un scrigno segreto che doveva contenere la verità su Ustica (e poi anche su Bologna) e che doveva contenere le prove per affermare  di un attentato terroristico a sostegno della teoria della bomba sul dc9 itavia.
Ricordiamo che un gruppo di militari in pensione continua sostenere con pubblicazioni incontri manifestazioni questa teoria, negando le conclusioni della sentenza ordinanza del giudice Priore e successivi pronunciamenti della giustizia civile dando valore ad una perizia espressamente scartata.
Scartata dai giudici stessi che l’avevano commissionata perché “affetta da tali e  tanti vizi da essere ritenuta inutilizzabili”.
Nello scrigno segreto dicevano essere le prove delle minacce libico palestinesi di attentati per ritorsione contro il nostro Paese.
Voglio sottolineare che questo baco ha proliferato: abbiamo letto in varie occasioni dare credito a queste ricostruzioni, sia per Ustica e perfino per mettere in discussione la più recente sentenza di Bologna, insomma per scardinare le conclusioni della Magistratura.
Ora i documenti sono pubblici, proprio per l’insistenza dell’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica nel comitato per l’applicazione della direttiva Renzi e non contengono nessun indizio per atti terroristici. Si tratta dei rapporti arabi con i nostri servizi a seguito della vicenda di missili per i palestinesi trasportati in Italia e intercettati alla fine del 79 presso Ortona. Da parte araba si mostra disappunto per l’accaduto che metteva in dubbio un accordo più o meno segreto: nessun attentato- nessuna interferenza. Ma la richieste sono perché in seguito delle indagini le specificità delle armi non siano conosciuto dagli Israeliani e perché la giustizia italiana sia “leggera” con i trasportatori. E in un modo o nell’altro si chiede un indennizzo per il materiale sequestrato. Si tratta di una trattativa che va avanti senza toni accesi, ma nella ricerca di soluzioni e ha un attimo di tensione, solo a metà dell’81 quando il principale imputato arabo per il trasporto non viene rilasciato. Allora e solo allora si parla di eventuale dirottamento in Sud America di un aereo italiano e di azioni contro una ambasciata. Siamo però già ripeto nell’81.
Quindi assolutamente negli atti nessuna minaccia  di rappresaglie sanguinose nell’80, anno di Ustica, ma una trattativa serrata.
Oggi quindi con i famosi “documenti nascosti” resi pubblici speriamo finiscano anche le provocazioni contro la verità.

Tratto da: articolo21.org

Foto © Imagoeconomica

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