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Sembra essersi definitivamente chiusa la vicenda del casolare di contrada “Piano Napoli” a Cinisi, appartenuto a Gaetano Badalamenti e poi, per un errore di trascrizione nel decreto di confisca dei suoi beni, restituito, per decisione della corte d’appello al figlio di don Tano, Leonardo, che ne è l’erede. La vicenda ha del paradossale, nel senso che si tratta di una particella non elencata nel primo decreto di confisca dei beni del boss, poiché donata dalla sorella Fara e non trascritta al registro. Il Comune di Cinisi, ritenendo che fosse compresa nell’elenco dei beni confiscati, aveva chiesto e ottenuto un finanziamento al GAL, aveva ristrutturato l’immobile e, malgrado una prima sentenza di restituzione, lo aveva affidato a Casa Memoria Impastato, che l’aveva ribattezzato “Casa Felicia” e lo utilizza per iniziative culturali e sociali. Nel momento in cui i giudici di Palermo ne avevano deciso la restituzione, s si è recato sul posto, ha forzato i lucchetti e ha provocato la reazione del sindaco di Cinisi, che lo ha denunciato. Si è scoperto che sul rampollo di don Tano gravava un mandato di cattura internazionale, spiccato in Brasile e questo ha comportato l’arresto dell’uomo, che è stato liberato dopo che, sempre dal tribunale di Palermo,è stato deciso che non c’erano i presupposti giuridici per l’estradizione. Nel frattempo il sindaco ha inoltrato al tribunale, in virtù di una norma del codice Antimafia, che prevede, per i comuni, il mantenimento del possesso di beni di interesse pubblico, un’istanza per l’acquisto del casolare, al valore originario, ovvero quello prima della ristrutturazione. Oggi la seconda sezione della Corte d’Assise di Palermo ha stabilito che il 22 luglio sarà fissata l’udienza per la nomina di un CTU, ovvero di un consulente tecnico d’ufficio che dovrà determinare il valore catastale originario e il relativo importo del casolare prima del restauro: il Comune dovrebbe poi versare a Leonardo Badalamenti l’importo, trattenendo il bene, che nel frattempo rimane affidato a Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato.
Va precisato  che questo casolare non è quello “simbolo della lotta alla mafia, dove venne trucidato Peppino Impastato”, come erroneamente scrive il Giornale di Sicilia di oggi, poiché l’altro casolare, quello del delitto, ai bordi della strada ferrata, è molto lontano da qui, non apparteneva a Badalamenti, ma a Venuti ed è stato acquisito ai beni culturali della Regione, con promesse ad oggi rimaste tali, di consolidamento e restauro della parte muraria ormai cadente e pericolosa. Il sindaco di Cinisi Giangiacomo Palazzolo ha dichiarato: “Mi sento di dire che il bene rimarrà certamente al Comune, fermo restando, chiaramente, l’equivalente da corrispondere a Badalamenti e sul quale proseguirà l’iter giudiziario".

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