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Per i giudici non commise alcun falso in atto pubblico

Alberto Cisterna, il magistrato che aveva animato il pool anti-'Ndrangheta della Procura distrettuale di Reggio Calabria negli anni '90 (già procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia ai tempi di Piero Grasso) e oggi presidente di sezione del Tribunale di Roma, è stato assolto dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria dall'accusa di falso in atto pubblico, con richiesta conforme anche della pubblica accusa.
Si chiude così una vicenda giudiziaria durata dieci anni. La sentenza nel merito è stata emessa dal collegio presieduto da Lucia Monaco, e i giudici a latere, Claudio Treglia e Concettina Garreffa.
Cisterna, difeso dal legale Giuseppe Milicia, aveva rinunciato alla prescrizione.
Dopo averlo indagato per anni in seguito alle accuse del collaboratore di giustizia Antonino Lo Giudice, la Procura non è mai riuscita a trovare elementi contro uno dei magistrati reggini più impegnati nella lotta alla ‘Ndrangheta.
L’unica indagine avviata era stata quella coordinata
dall'ex sostituto procuratore della Repubblica Beatrice Ronchi, già in servizio a Reggio Calabria e dall’allora procuratore Giuseppe Pignatone, relativa al periodo in cui Alberto Cisterna insegnava come docente a contratto, e a titolo gratuito, alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università 'Mediterranea'. Cisterna era stato accusato dal sostituto Ronchi di avere attestato falsamente nel registro didattico l'effettuazione delle regolarità delle lezioni e il completamento del corso disciplinare.
I due pm interrogarono centinaia di studenti dell’ateneo reggino nella speranza di raccogliere prove contro Cisterna. La condanna in primo grado a un anno di carcere era stata confermata nel 2019 dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria. L’anno scorso, però, la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio quella sentenza descrivendola come una “decisione erronea” e “illogica” in quanto “debitrice di un ragionamento congetturale privo di fondamento fattuale”.
Secondo gli ermellini, “a fondamento dell’affermazione di responsabilità”, non c’erano “veri e propri indizi, ma una mera congettura, nella sua dimensione più debole di mero sospetto”.
La vicenda giudiziaria era iniziata quando Cisterna aveva paventato l’ipotesi di presentare domanda come procuratore di Reggio Calabria. Tutto quello che accadde dopo ha avuto l’unico effetto di avergli stroncato la carriera.

Foto © Imagoeconomica

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