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Azione Civile esprime il proprio sgomento per la notizia che il Ministero dell’Interno abbia in parte revocato la scorta al dott. Antonio Ingroia, nonostante tutti i decenni che come PM antimafia egli ha messo al servizio dello Stato in termini di esposizione al rischio di morte e alle numerose minacce e progetti di attentato mafioso ai suoi danni. E ciò nonostante il dott. Ingroia nella sua attività professionale e politica degli ultimi anni si sia distinto per la continuità nell’impegno antimafia. Ma la cosa che più ci sgomenta è che la protezione al dott. Ingroia è stata confermata limitatamente al territorio siciliano, ma esclusa nel resto del territorio nazionale. Il che significa due cose: 1) che perfino gli organi di sicurezza che ritengono attenuato il rischio per Ingroia riconoscono che il rischio c’è, anche se limitato alla Sicilia ; 2) che ancora nel 2022 organi di vertice del Ministero dell’Interno, e cioè il fior fiore di prefetti e alti funzionari della sicurezza ritengono che i rischi della mafia siano confinati nel territorio regionale siciliano. Come se fossimo tornati indietro di un secolo, come se la lezione di Falcone e Borsellino fosse stata dimenticata, proprio nel 2022, anno in cui si celebra il trentennale del loro sacrificio contro i poteri criminali. E per di più ignorando il significato del brutale omicidio del magistrato antimafia paraguayano Marcelo Pecci, non protetto nella vicina Colombia dove si trovava in viaggio di nozze e dove è stato facilmente raggiunto dai sicari benché la Colombia non fosse il Paese ove Pecci esercitava la propria attività.
Azione Civile non può che esprimere la propria più profonda preoccupazione per il fatto che la revoca della scorta per Ingroia conferma quanto la questione mafia sia oggi trascurata dagli organi di governo del Paese.

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