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Ci sarà un nuovo processo per la strage di Piazza della Loggia, quel giorno una bomba esplose interrompendo un comizio antifascista e provoca otto morti e oltre cento feriti.
Questo è il sedicesimo processo in 48 anni e il sesto per Maurizio Tramonte, condannato all'ergastolo per lo scoppio della bomba del 28 maggio 1974: la Corte d'Appello di Brescia ha accolto l'istanza di revisione presentata da Tramonte. Il prossimo 8 luglio i giudici sentiranno dunque la sorella e la moglie del 70enne padovano, attualmente detenuto nel carcere di Fossombrone e condannato in via definitiva nell'estate del 2017. I parenti dovranno riferire sulla circostanza che Tramonte, a differenza di quanto riportato dalla consulenza antropometrica che lo dava in Piazza Loggia quella mattina, portava la barba e che quindi l'uomo immortalato a Brescia nello scatto che è risultato determinante nel processo d'appello bis a Milano, non è lui. Fu l'ex compagno di cella Vincenzo Arrigo, nel frattempo morto, a puntare il dito contro Tramonte.
"Arrigo ha riferito a questa corte - si legge nelle motivazioni della Corte d'Appello di Milano del 22 luglio 2015 - che Tramonte gli aveva mostrato una foto nella quale erano raffigurate delle persone, domandandogli se lo riconoscesse. A fronte della sua titubanza, l'imputato gli aveva indicato uno dei soggetti ritratti affermando che era lui stesso e che "quella mattina" era effettivamente in Piazza Loggia". Una rivelazione risultata poi determinante per la condanna di Tramonte: "Arrigo - scrisse la Corte - non si limita a riportare un'esternazione di Tramonte sulla sua presenza in Piazza della Loggia, ma dà concretezza alla stessa, indicando, fra le tante sottoposte al suo esame, una foto sicuramente riproducente la scena della strage, nella quale individua il soggetto in cui l'imputato si era riconosciuto". La decisione della Corte d'appello di accogliere l'istanza di revisione arriva dopo l'ultima udienza in cui l'ex informatore dei servizi segreti ha rilasciato una lunga dichiarazione spontanea. "Hanno voluto costruire su di me un personaggio che non esiste. Anzi, che esiste solo nelle teste dei pubblici ministeri che hanno ottenuto la mia condanna". Tramonte ha aggiunto che "la mattina del 28 maggio 1974 non ero in Piazza della Loggia a Brescia. Sono stato condannato innocentemente per la strage, un reato criminale e vigliacco. E io non sono né criminale, né vigliacco". "Rispettiamo le decisioni e ci prepareremo per l'udienza dell'otto luglio. Non accetto che la difesa di Tramonte dica che le parti civili hanno sempre cercato un colpevole. Non è vero così, come non commento le volgarità che ha pronunciato in aula Tramonte" ha commentato Manlio Milani, presidente della Casa della Memoria di Brescia e marito di Livia Bottardi, una delle otto vittime della Strage di Piazza Loggia.

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