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I risultati raggiunti in termini di aggressione ai patrimoni delle mafie, della criminalità economica e dei corrotti e le sempre più numerose esperienze positive di riutilizzo sociale, "richiamano l'attenzione sulle criticità ancora da superare e sui nodi legislativi ancora da sciogliere che richiedono uno scatto in più da parte di tutti". E’ questo ciò che emerge da un rapporto di Libera sul riutilizzo dei beni confiscati alle mafie. Libera inoltre chiede di aumentare la trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni, attraverso la piena e completa accessibilità alle informazioni riguardanti i beni confiscati, affinché sia da stimolo per la partecipazione democratica dei cittadini e delle cittadine; utilizzare una quota del Fondo unico giustizia, delle liquidità e dei capitali sequestrati e confiscati a mafiosi e corrotti per sostenere il percorso di destinazione e di assegnazione dei beni confiscati e promuovere forme di imprenditorialità giovanile, di economia sociale e mutualismo; evitare che tanti beni immobili possano rimanere “accantonati”, in attesa delle verifiche dei crediti in buona fede, e successivamente destinati alla vendita; tutelare il lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate, sostenendo la rinascita di queste esperienze e la loro continuità produttiva, anche attraverso la costituzione di cooperative promosse dagli stessi lavoratori.

I numeri dei sequestri
Libera nel suo rapporto ha anche riportato i dati dell’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (al 25 febbraio 2022): in tutto sono 19.002 i beni immobili (particelle catastali) destinati ai sensi del Codice antimafia e sono invece in totale 22.238 gli immobili ancora in gestione e in attesa di essere destinati. 1.649 le aziende destinate mentre sono 3449 quelle ancora in gestione. Secondo la Relazione Ministero della Giustizia al 30 giugno 2021, i procedimenti relativi alle misure di prevenzione patrimoniali, inseriti in Banca dati centrale (Bdc) sin dal 1997, risultano essere 10.500, con un incremento di 498 unità rispetto ai 10.002 rilevati al 30 giugno 2020. I dati evidenziano la prevalenza di procedimenti iscritti da uffici appartenenti all’area meridionale cui - negli anni 2019/2021 - appare riconducibile il 44% dei 1.194 procedimenti rilevati a livello nazionale. Tale percentuale sale al 66%, ove si tenga conto anche dell’area insulare, cui contribuisce in materia determinante la Sicilia e, in particolare, il distretto di Palermo. Nell’ultimo triennio l’incidenza dell’area settentrionale è decisamente aumentata, toccando il 25% (quando il dato storico dell’intera Bdc si ferma al 16%), e superando la percentuale dell’area delle Isole (al 21,6% nell’ultimo triennio). Scendendo più nel dettaglio in merito alla distribuzione geografica degli uffici procedenti, può segnalarsi come nel triennio 2019-2021 siano stati iscritti 246 nuovi procedimenti in Sicilia, 218 in Calabria, 184 in Campania. Rilevanti anche le iscrizioni in Lombardia (115), in Puglia (86) e in Piemonte (74). I distretti giudiziari di Reggio Calabria (166), Napoli (164) e Palermo (152) risultano quelli con il numero maggiore di nuovi procedimenti iscritti nel triennio. Nell’area centro nord, invece, il maggior numero di iscrizioni si registra per i distretti di Milano (91), Torino (74), Bologna (55) e Roma (49).

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