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In questo momento "di grande fragilità” le mafie sono diventate “ancora più forti e allora riescono a infiltrarsi dentro” l’economia legale. Infatti “nel nostro Paese” le organizzazioni criminali “sono diventate imprenditrici: non solo al Sud, in qualche Regione, le trovate ancora più forti al Nord”. Così ha detto don Luigi Ciotti presidente nazionale di Libera, a margine di un incontro con gli operai davanti ai cancelli della ex Om Carrelli nella zona industriale di Bari nell’ambito dell'evento organizzato da Libera con le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil.
"Sono qui per segno di affetto e amicizia, ma anche per gridare dappertutto questa dignità che queste persone hanno. Il lavoro dà speranza, dignità, identità e speranza. È un elemento fondamentale della vita", ha aggiunto evidenziando che "è un problema urgente e ai problemi urgenti ci vogliono risposte urgenti". "Dove si creano situazioni di fragilità, di vulnerabilità" e mancanza di dignità collegata al lavoro, gli esponenti della criminalità organizzata "si infiltrano, loro ci sono".
"Non basta delegare"
alla sola magistratura e alle forze di Polizia l’incarico di fermare le infiltrazioni mafiose nelle aziende sane, ha detto il sacerdote, ma bisogna avere il “coraggio anche della denuncia” e di portare avanti una maggiore “mobilitazione, anche delle nostre coscienze, delle nostre realtà”. “La lotta alla mafia” ha detto “si fa con delle risposte meticce cominciando dalla cultura, dall'educazione, dalla conoscenza: si fa col lavoro la lotta alla mafia, con le politiche sociali (per la casa, per la famiglia, per i giovani)". "L'Italia - ha aggiunto - è all'ultimo posto per la povertà educativa, agli ultimi posti per dispersione scolastica: abbiamo quasi tre milioni di ragazzi che dopo la scuola non trovano lavoro o devono andare lontano. Immaginate che meraviglia se si riesce a capovolgere la situazione: ci vuole una grande forza e una politica non indifferente".
Secondo don Luigi occorre creare “le condizioni perché ci siano dignità e lavoro. Le cose fatte fino a oggi non reggono più l'urto del tempo, sono insufficienti. Dobbiamo leggere che c'è un cambiamento epocale e che dobbiamo rigenerarci per rigenerare, cambiando anche i meccanismi che favoriscono percorsi nuovi nel lavoro perché se non ci aggiorniamo, continuiamo a portare per nuove delle proposte che sono vecchie". "Dobbiamo essere noi cittadini non a intermittenza ma responsabili. Il problema degli altri - ha concluso - è un problema anche nostro, il problema di questi lavoratori è un problema che deve essere di tutti. Non dobbiamo lasciarli soli". "Noi siamo qui a difendere un valore della nostra Costituzione. Un diritto, quello del lavoro, che - ha continuato - vuol dire dignità e libertà delle persone. Non muoiono solo quelli sul lavoro per la mancanza di sicurezza ma si muore anche perché non c'è lavoro. Non è soltanto una morte fisica, si muore con l'ansia, la fatica, con la preoccupazione per i propri figli, per la propria famiglia. C'è un morire dentro". "Io guardo in faccia queste mamme, questi papà che lavorano e perdono il lavoro. Muoiono giorno per giorno - ha sottolineato don Ciotti - dentro dalle preoccupazioni. Molti vanno in depressione, non sanno dove sbattere la testa e allora noi dobbiamo darci da fare, non è possibile che un Paese come il nostro non riesca a dare dignità. Il lavoro è un diritto che non può essere in balia di espressioni politiche o solo di dati economici, altrimenti non è un diritto".

La liberazione del nostro Paese non è terminata
"Ringrazio l'Anpi per avermi donato la tessera, è un cammino che stiamo facendo insieme, perché in questo Paese il processo di liberazione non è terminato" ha detto don Luigi Ciotti. Durante l'iniziativa il comitato provinciale dell'Associazione nazionale partigiani di Bari ha consegnato a don Ciotti la tessera "amico dell'Anpi di Bari". "Un Paese dove da due secoli abbiamo la presenza criminale mafiosa, non è libero. L'Anpi - ha detto don Ciotti - è testimonianza di quanti hanno lottato per la libertà e noi dobbiamo ancora continuare a lottare per il nostro Paese, perché chi non ha lavoro non è libero, chi è povero non è libero, chi perde il lavoro non è libero. La libertà va liberata ancora nel nostro Paese e io lotterò sempre per la libertà di tutti".

Sulla guerra in Ucraina
"In questi ultimi due anni tutti a parlare di pace ma era una pace armata, perché durante il periodo del Covid, mentre parlavamo di pace, tutti preoccupati per questa pandemia che ci ha toccato la faccia di questo mondo, una guerra perché ci sono stati milioni di morti, le spese per le armi sono fortemente aumentate, mentre sono diminuite le spese per il sociale, per l'istruzione nel mondo, le spese militari guarda caso nel momento drammatico sono aumentate" ha detto don Luigi Ciotti aggiungendo che “allora noi dobbiamo fermarci a riflettere, ma non dimenticarci che questa guerra ci tocca da vicino, è nel nostro Occidente, sono la nostra gente, ma vi prego di non dimenticare anche le altre 33 guerre che ci hanno accompagnato in questi anni e di cui nessuno parla. Lì ci sono altre migliaia di persone coinvolte, il 90% dei civili morti però il mercato delle armi e degli armamenti è il più florido di tutti".
"Per me è fondamentale
- ha detto don Ciotti - che si cerchi di tutto per dialogare, per trovare una strada propositiva, per fermare tutto ciò che sta avvenendo. Bisogna tentare tutte le strade ma con molta chiarezza e determinazione". “C’è un conflitto però - ha evidenziato - che auguro a tutti, ed è il conflitto con la propria coscienza, prendere coscienza che i cambiamenti che sogniamo o desideriamo hanno bisogno di ciascuno di noi, dobbiamo avere anche noi il coraggio di avere più coraggio, ma non quando scoppiano solo le situazioni che ci travolgono, nella continuità perché i diritti li abbiamo visti calpestare, abbiamo visto tradita la nostra Costituzione e la carta delle dichiarazioni dei diritti umani è stata calpestata, le carte sono state tradite. Allora non è che piombano così questi conflitti, no, sono stati covati, ci sono responsabilità da diverse parti". "Ora - ha concluso - tocca a noi tirare fuori la forza, l'ascolto. Certo che se dall'altra parte ci sono persone fuori di testa diventa tutto complesso e molto difficile, però noi non dobbiamo mollare, dobbiamo accogliere le persone, mettercela tutta. Ho visto che in Italia c’è un fermento stupendo, li sentiamo veramente fratelli".

Foto © Imagoeconomica

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