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A casa propria o di amici, a scuola, addirittura in strutture sanitarie come in uno studio ginecologico, all’interno di un’ambulanza o nell’ascensore del palazzo per rientrare a casa.
Questi sono solo alcuni dei luoghi in cui sono state perpetuate violenze nei confronti di donne nelle ultime settimane. Ormai nessun luogo è sicuro, nessuna donna è al sicuro. Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza e nessuno sta facendo niente. Non si tratta solo di numeri, ma di storie di famiglie e di vissuti spezzati, di dolore e di perdite.
A Milano, lo scorso 21 dicembre, una donna stava rientrando a casa sua dopo una lunga giornata. Dopo essere entrata dal portone del palazzo, aver chiamato l’ascensore ed essere salita per le scale, ha incontrato un uomo che l’ha bloccata e poi picchiata. “Ti ammazzo”, sono state le parole che la donna ha sentito mentre lo sconosciuto cercava di derubarla. Lei, spaventata, ha dato all’uomo tutti i soldi che aveva con sé, il cellulare e il pin per sbloccarlo. Ma non era abbastanza. Incappucciato e coperto dalla mascherina, l’abusatore ha iniziato a stuprarla, a violentarla. A nulla sono servite le suppliche della donna per farlo smettere. Ma l’uomo ha continuato, anche mentre l’ascensore saliva verso i piani superiori, con la donna bloccata all’interno che si sentiva soffocare. Quando le porte finalmente si sono aperte, la donna ha sentito per un attimo quel barlume di speranza e respiro, di quelli che si sentono quando ci si sveglia da un brutto incubo. Purtroppo, però, le porte immediatamente si sono chiuse, catapultandola nuovamente in quella realtà che nessuna persona vorrebbe mai vivere sulla propria pelle. Dopo otto lunghissimi minuti, minuti infernali, l’uomo l’ha addirittura minacciata, dicendole di non dire niente a nessuno. Dopo essere tornata finalmente casa, lei ha compiuto la scelta coraggiosa di raccontare tutto al marito, e di recarsi al soccorso violenze sessuali della Mangiagalli per una visita medica e per una terapia di sostegno psicologico. Solamente il 17 gennaio, più di un mese dopo il fatto, lo stupratore è stato arrestato e portato al carcere di San Vittore. La procuratrice Letizia Manella, che attualmente sta indagando sull’accaduto, ha descritto la violenza “di particolare crudeltà e consumata con estrema freddezza”.
Purtroppo, non è finita qui. Sono tante, tantissime le storie di violenze di queste settimane. Troppe.


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Foto: it.depositphotos.com


Pochi giorni fa, il primo febbraio, a Napoli, Rosa Alfieri, una commessa di 24 anni è stata ritrovata morta nell’appartamento del vicino di casa, Elpidio D’Ambra, di 31 anni. La vicenda è ancora avvolta nel mistero: il corpo della ragazza è stato ritrovato nel letto dell’uomo con alcuni segni attorno al collo, a suggerire uno strangolamento e un pezzo di stoffa in bocca, messo probabilmente dall’aggressore per coprire le urla della vittima. Ancora non si sa se ci sia stata violenza sessuale, sarà l’autopsia a dichiararlo. L’aggressore, quando i carabinieri sono arrivati a casa sua, non c’era. Solamente la sera del giorno dopo D’Ambra è stato ritrovato grazie a due infermieri dell’ospedale San Paolo di Napoli che, dopo averlo riconosciuto, hanno chiamato le forze dell’ordine. Dopo essere stato portato in commissariato, l’assassino ha confessato: “Sentivo covi nella testa, così l’ho uccisa. Ma ha negato l’ipotesi di stupro. Saranno i rilievi tecnici e l’esame medico-legale a far emergere la verità su questa drammatica vicenda. Misteriosa è stata anche la motivazione che l’uomo ha dato per il cruento omicidio compiuto: si ipotizza che stesse male a causa degli stupefacenti che assumeva, ma la Procura di Napoli Nord non ha potuto divulgare delle informazioni essenziali nonostante la gravità dell’accaduto.
Come se non bastasse, nella medesima giornata, a Ravenna due studentesse di 15 e 17 anni sono state abusate dal collaboratore scolastico della propria scuola superiore. L’abuso si è consumato in differenti momenti ed episodi: l’uomo avrebbe afferrato una delle due ragazze per i polsi e con forza la avrebbe trascinata in una stanza nella quale poi avrebbe consumato la violenza. Nel secondo caso, invece, avrebbe seguito la vittima fin dentro gli spogliatoi, per poi abusare di lei. Le due studentesse sono riuscite a raccontare l’accaduto ai propri docenti, i quali lo hanno poi riferito al dirigente scolastico. L’uomo è stato messo agli arresti domiciliari, con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata e con pericolo di reiterazione del reato.


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© Imagoeconomica


Ma non finisce qui. A Reggio Emilia, il 28 gennaio, dopo un festino tra amici, tre ragazzi sono stati accusati di violenza sessuale verso una loro coetanea. “Una condotta da branco. Non hanno esitato ad approfittare dello stato di ubriachezza della ragazza per consumare rapporti sessuali”. Questo si legge nel fascicolo di accusa redatto dal pm Alessandra Serra della Procura per i Minori di Bologna.
Ecco una breve descrizione dell’accaduto. Una mattina, tre ragazzi e due ragazze, tutti quindicenni, dopo aver deciso di non andare a scuola, hanno comprato degli alcolici e si sono recati presso la casa di uno dei ragazzi. Una delle due ragazze è tornata a casa, mentre l’altra è rimasta lì. Più tardi, attorno alle 15, la giovane si è resa conto di ciò che era accaduto: i ragazzi avevano abusato di lei. Così, dopo aver deciso di contattare la sorella per messaggio, è uscita in strada ed ha chiamato i carabinieri. Appena giunte sul posto, le forze dell’ordine hanno fatto ingresso nell’abitazione, senza però trovare nessuno. Solo successivamente è stato rintracciato il figlio del proprietario della casa in cui si è svolta la violenza. Il giovane è stato arrestato e portato in caserma, dove gli è stato ritirato il cellulare. “Sta dicendo da mezzora che l’abbiamo violentata. Fai qualcosa, siamo nella m… fino al collo”, è il messaggio ritrovato sul cellulare sequestrato di uno dei compagni.
Il mittente era un altro dei ragazzi presenti. Anche lui è stato convocato in caserma, ed ha ammesso le responsabilità sue e dell’amico. Sul terzo ragazzo sembra che si stiano compiendo ancora degli accertamenti.
La Procura dei minori aveva condannato il figlio del proprietario della casa al carcere minorile. Successivamente, però, l’avvocato è riuscito ad ottenere gli arresti domiciliari.
L’ipotesi di reato è di violenza sessuale aggravata “dalle condizioni di inferiorità psichica e fisica, avendo la medesima pesantemente abusato di sostanze alcoliche”, ha affermato il magistrato.


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Foto: it.depositphotos.com


Il legale del ragazzo, Giacomo Fornaciari, ha spiegato all'ANSA che, secondo la versione del ragazzo, “lei era consenziente”. Ma la Procura e gli accertamenti hanno “evidenziato ecchimosi che comprovano la violenza sessuale”.
Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un caso non isolato, in cui si cerca, anche di fronte ad evidenze scientifiche, di colpevolizzare la vittima. Ormai nessun luogo, nessun posto è sicuro, c’è un vero e proprio dilagare di atti di violenza, in tutta Italia, in qualsiasi contesto culturale e sociale in cui ci si trovi.
Un altro caso infatti, è proprio quello avvenuto a Bari durante la notte di Halloween, la cui notizia è uscita qualche giorno fa. Durante una festa, una ragazza si era sentita male. Gli amici, preoccupati, avevano chiesto aiuto ai paramedici volontari presenti. Il paramedico Gaetano Notaro si era offerto di aiutare la ragazza. Dopo averla portata dentro l’ambulanza, e dopo aver chiuso le porte dall’interno, ha trattenuto la ragazza per due lunghissime ore. La ragazza, uscita un po’ frastornata, è poi tornata dai suoi amici, che nel frattempo si erano preoccupati ed erano andati a bussare alle porte dell’ambulanza più volte, senza ricevere alcuna risposta né dall’amica né dal paramedico.
Due settimane dopo, la ragazza, non riuscendo più a tenersi tutto dentro, ha confidato ad un’amica la violenza sessuale subita dentro quella maledetta ambulanza: inizialmente, l’uomo aveva approfittato di lei verbalmente, per poi somministrarle delle gocce con l’obiettivo di sedarla e metterla in condizione di passività per subire atti sessuali. La ragazza ha riferito le parole agghiaccianti che il paramedico le avrebbe rivolto: “Di norma con gli altri ce la caviamo in un quarto d’ora, ma con te abbiamo fatto un’eccezione”. In passato, Notaro era già stato denunciato per stalking e violenza sessuale. Ora si trova agli arresti domiciliari per pericolo di reiterazione del reato. Ancora una volta si dimostra purtroppo come sia assente un sistema istituzionalmente organizzato che assicuri interventi immediati e che impedisca la ripetizione di violenze e di soprusi da parte degli stessi soggetti.


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© Imagoeconomica


Un’amica della ragazza le ha poi consigliato di denunciare l’accaduto. La vittima aveva cercato di tenersi tutto dentro, di tornare alla vita quotidiana: “A un certo punto non ce l’ho fatta più”, ha raccontato la ragazza. Dopo quella sera era tornata a casa, si era fatta una doccia ed aveva buttato via i vestiti indossati, cercando di dimenticare quello che aveva subito. Ha raccontato anche di essersi vergognata, di aver avuto paura di non essere creduta. Tutto questo finché non è scoppiata. La vittima, quindi, non è solamente vittima dello stupro in sé, ma di quella che potremmo definire una vera e propria “cultura dello stupro”, che non aiuta le vittime, ma ingiustamente le colpevolizza o le lascia sole ad affrontare una lotta contro il proprio aggressore, le istituzioni, le persone attorno che non credono o che minimizzano tutto. È sconvolgente inoltre, come non ci possiamo sentire libere né protette nemmeno dentro un’ambulanza, che dovrebbe rappresentare un luogo di estrema tutela per la vita fisica e psicologica di ogni persona.
Nel frattempo, a Bari, sono aumentate il numero delle vittime di abusi sessuali da parte del ginecologo Giovanni Miniello: sedici sono le ragazze che hanno riferito di aver ricevuto baci sulla bocca, masturbazioni, esplorazioni anali, pacche sul sedere, e addirittura insegnamenti su quale fosse il metodo migliore per raggiungere l’orgasmo dal ginecologo.
Già dall’autunno del 2019 erano arrivate le prime denunce ai carabinieri da parte delle vittime, ma ancora una volta nessuno aveva preso atto. Attualmente, Miniello si trova agli arresti domiciliari per violenza sessuale aggravata. I pm ritengono che il ginecologo abusasse delle pazienti per ottenere piacere sessuale, che fossero delle “manovre non giustificate da finalità diagnostiche”. Quindi, un vero e proprio abuso sessuale, aggravato dal fatto che sono state compiute verso donne spaventate e seriamente preoccupate per la loro salute fisica.


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Il ginecologo, Giovanni Miniello © Imagoeconomica


“Il virus è bastardo, latente, dormiente, si risveglia quando vuole, tu ce l’hai”: queste sono alcune delle parole spaventose che Miniello avrebbe riferito nei ad una delle donne il cui risultato del pap test era negativo.
E ancora, ad un’altra delle pazienti con problemi di recidiva del virus dell’Hpv avrebbe detto: “Con il test hpv ti vengono fuori delle numerazioni. Immagina: arriva un numero e ti si poggia ed è quello sbagliato... Tu precipiti nel burrone, cioè ti viene il cancro al collo dell’utero ed è la fine”.
Molte donne sono uscite dalle sue visite talmente spaventate che hanno avuto bisogno di supporto psicologico per superare il trauma. Ad una delle vittime sarebbe persino stato addirittura diagnosticato il disturbo post traumatico da stress. Attualmente, i pm hanno chiesto il carcere per Miniello. Confidiamo nel fatto che le istituzioni possano prendere la scelta giusta, cercando di affievolire il trauma per le sedici vittime e cercando di evitare indicibili abusi verso altre ragazze.
Leggere tutte queste notizie nell’arco di pochissimi giorni è estremamente deludente: in Italia ci sono ancora troppe vittime di violenze e, come si può vedere, manca ancora un apparato istituzionale di contrasto efficiente ai femminicidi, agli stupri e agli abusi sessuali. Vogliamo che tutto questo si fermi, che tutte le donne, e chiunque si identifichi come tale, possano vivere tranquille, senza aver paura che in qualsiasi posto si rechino possano essere vittime dei figli del patriarcato che pensano di avere il diritto di poterci toccare, picchiare, ammazzare.
Si è discusso parecchio delle 116 sorelle uccise nel 2021, ma sembra che ce ne stiamo già dimenticando: le violenze continuano a salire senza mai fermarsi.

Tratto da: ourvoice.it

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