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Fu lui, ex segretario del Cesis, a rivelare aspetti inediti sulla struttura Gladio

Se ne va all’età di 91 anni (quasi 92), Francesco Paolo Fulci. Ambasciatore per l’Italia alle Nazioni Unite, Fulci era una delle personalità più fulgide e internazionalmente rispettate degli ultimi decenni. Considerato uno dei più prestigiosi diplomatici italiani che, in pensione dal 2000, ha poi collaborato con il Gruppo Ferrero, fino a diventare presidente dell'Azienda Ferrero Italia dal 2011 al 2019, cominciò la sua carriera diplomatica al ministero degli Affari Esteri, dove era entrato per concorso nel 1956. Rappresentò l'Italia a Tokyo, Parigi, Mosca, dal 1976 al 1980, fu capo della Segreteria del presidente del Senato Amintore Fanfani, dal 1980 al 1985 ambasciatore d'Italia in Canada e dal 1985 al 1991 rappresentante permanente dell'Italia alla Nato, a Bruxelles. Nel 1993 venne nominato rappresentante permanente d'Italia alle Nazioni Unite, mantenendo questo ruolo fino al 1999. Nel gennaio di quell'anno venne eletto all'unanimità presidente del Consiglio economico e sociale (Ecosoc). Alle Nazioni Unite, in collaborazione con gli ambasciatori d'Egitto, Messico e Pakistan, fondò il cosiddetto “Coffee Club”, un gruppo di Paesi, nato nel 1995, per opporsi all'aumento dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, e per favorire invece l'ampliamento dei seggi non permanenti. E da presidente del Consiglio economico e sociale, ideò e sottoscrisse il “Manifesto contro la povertà”, un vademecum per il Governo italiano basato su dieci priorità, che poi vennero inserite nella Dichiarazione Onu del millennio adottata nel settembre 2000. “La tua diplomazia è leggendaria”, cosi le scrisse l'ex inviata Usa all'Onu Madeleine Albright in una fotografia regalata a Fulci prima di tornare a Washington come segretaria di Stato dell'Amministrazione Clinton. Fulci, di origine messinese, svolse un ruolo determinante nel contesto geopolitico, fu infatti fautore di un approccio innovativo nella diplomazia multilaterale. E grazie alle sue idee e al suo impegno, il prestigio dell'Italia nel mondo crebbe notevolmente. Innumerevoli i riconoscimenti ottenuti durante la sua carriera

Il ruolo di segretario Cesis e le rivelazioni su Gladio
Dal maggio 1991 all’aprile 1993, anni fibrillanti, Fulci svolse anche l'incarico di segretario generale italiano del Comitato esecutivo italiano per la sicurezza e l'intelligence (Cesis), l'organismo di coordinamento dei servizi segreti italiani. Un incarico richiesto su pressione di Giulio Andreotti e Francesco Cossiga che Fulci accettò solo per senso di Stato. In quel periodo Fulci venne a conoscenza di fatti e segreti incofessabili riguardanti l’operazione Gladio e la Falange Armata.
Sentito nel 2012 dai pm di Palermo Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia, Fulci aveva raccontato che all'epoca delle stragi di mafia era già ambasciatore all'Onu: “All’interno dei servizi c’è solo una cellula, che si chiama ‘Ossi’ (acronimo di Operatori speciali servizi italiani, ndr) molto esperta e addestrata nel fare questo genere di guerriglia urbana, di piazzare polveri, fare attentati”. Su queste e molte altre dichiarazioni rese ai magistrati di Palermo Fulci venne sentito, anni più tardi, anche a Reggio Calabria al processo ‘Ndrangheta stragista. “Nell'estate del 1993, dopo le stragi io ho questo soprassalto perché in alcuni giornali, in Italia, si scriveva che forse la colpa poteva essere dei Servizi segreti deviati. Io sapevo che dentro al Sismi c'era una sola unità di 15-16 persone addestrate per l'uso di armi ed esplosivi. Era una cosa anomala, questo gruppo si chiamava 'Ossi'. C'era la possibilità di capire se c'era qualcosa di vero, per fare chiarezza”. Le dichiarazioni rese in aula dall’ex Ambasciatore sono contenute, insieme a un lungo elenco di documentazioni e verbali, nella richiesta di riapertura di istruttoria formulata questa settimana dalla procura generale, nella persona del magistrato Giuseppe Lombardo, al processo ‘Ndrangheta stragista.

Foto © Imagoeconomica

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