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Domenica alle 21.15 ad Atlantide su La7 Andrea Purgatori presenterà lo sconvolgente documentario di Oliver Stone, JFK Rivisited, che prova con cartelle e prove alla mano, che ci fu un complotto per uccidere il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. Secondo la versione ufficiale - Commissione Warren - ad aver assassinato il Presidente USA sarebbe stato Lee Harvey Oswald, ritenuto il solo esecutore materiale dell'omicidio. Tuttavia le conclusioni della commissione sono state frequentemente controverse e contestate e gli indizi finora acquisiti vanno in controtendenza alla versione ufficiale, suggerendo un retroscena ben diverso. Non tutti però sono d'accordo con le ricostruzioni di Oliver Stone, infatti, come emerge dall’intervista su Sky TG24, il regista americano ha avuto non poche difficoltà: “Sono stato criticato e deriso. Dopo il film mi hanno chiamato ‘teorico della cospirazione’, che è un termine inventato dalla CIA negli anni ’60 per affrontare questi problemi. Francamente, la CIA cospirava con molti soggetti nel mondo per rimuovere e cambiare governi, per uccidere persone: si chiamavano ‘Black operation’. Hanno provato in diversi Paesi e ha funzionato. Avrebbe potuto funzionare anche in America. Tutto parte da Cuba. Molti americani odiavano Kennedy accusandolo di averli abbandonati nell'isola dopo la rivoluzione castrista senza invaderla. Pensavano che sarebbe stato facile sconfiggere Fidel Castro. In realtà gli USA avrebbero incontrato una enorme resistenza a Cuba. I Kennedy si confrontavano con la realtà, i militari no. Avevano la reputazione di essere morbidi col comunismo. In Italia avevate lo stesso problema. Kennedy venne in Italia nel 1963, parlò con gente di sinistra, parlò tranquillamente con il leader comunista Togliatti e incontrò il leader socialista. Era interessato alle aperture a sinistra in America, in Europa, ovunque. Era un uomo di pace, ecco perché è stato ucciso”.

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