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Nonostante le proteste il generale degli Emirati Arabi Uniti, Naser Axhmed al Raisi, è stato eletto dall'assemblea generale dell'Interpol come nuovo presidente. Il generale emiratino subentra quindi al coreano Kim Yong Yan, che ha avuto il suo mandato esteso di un anno a causa del Covid, e ha battuto la candidata preferita dall'Ue, Sarka Havrankova, vicepresidente uscente e capo della polizia della Repubblica Ceca. In un editoriale per il quotidiano gestito dal governo di Abu Dhabi, al-Raisi ha affermato di voler "modernizzare e trasformare" l'Interpol, attingendo al "ruolo degli Emirati Arabi Uniti come leader nella polizia tecnologica e costruttore di ponti nella comunità internazionale". Il neo- presidente inoltre è stato già ispettore generale del ministero degli interni degli Emirati Arabi Uniti, denunciato per tortura in 5 Paesi, tra cui la Francia e la Turchia. Inoltre Raisi è spesso finito nel mirino di organizzazioni umanitarie e internazionali con l'accusa di torture e maltrattamenti a carico di prigionieri politici e dissidenti, tra cui Ahmed Mansoor, ma anche dell'accademico britannico Marc Hedges, accusato di spionaggio nel 2018 e condannato all'ergastolo. Hedges è poi stato graziato su pressione di Londra, mentre Mansoor è ancora in carcere.

Il ricercatore del Golfo di Human Rights Watch, Hiba Zayadin, lo ha definito "un giorno triste per i diritti umani e lo stato di diritto in tutto il mondo" aggiungendo che Raisi è "un rappresentante del governo probabilmente più autoritario del Golfo, quello che identifica il dissenso pacifico con il terrorismo".

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