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Approfondimenti e testimonianze dell’inchiesta "Maremma Felix"

L'inchiesta vincitrice della decima edizione del premio Roberto Morrione "Maremma Felix" condotta dal giovane giornalista Pietro Mecarozzi ha portato alla luce quella realtà sottopelle in odore di mafia presente nella provincia della Maremma Toscana.

Una provincia "babba" come definita da Salvatore Sberna, ricercatore della Scuola Normale Superiore di Pisa. Tuttavia sotto questa patina di apparente normalità si muovono indisturbati grandi "investimenti nel settore privato" ha detto Sberna.

Per molti, tuttavia, la Maremma non è terra di mafia, ma alcuni fatti accaduti fanno pensare il contrario. E' il caso di Massimo Ghini presidente e direttore del campeggio 'Il Veliero', uno dei più grandi della Maremma.

Durante la trasmissione il presidente ha raccontato di aver ricevuto delle minacce da determinati soggetti accompagnate da veri e propri episodi intimidatori, come quando - dopo aver ricevuto un'offerta di acquisto per il campeggio via telefono - qualcuno ha sparato alla portiera della sua auto.

Conseguenze più gravi invece per Arietto Giovannelli, imprenditore che nel 2014 aveva messo in piedi diverse imprese, una legata alla telefonia, una pizzeria e un'area destinata ai giochi e feste per bambini. Tutte le attività avevano sede in tre capannoni situati a Follonica per i quali Arietto pagava l'affitto alla Betty srl, società riconducibile al suo commercialista Evans Capuano.

L'imprenditore, durante il servizio, ha raccontato di essere stato aggredito dentro gli uffici di Capuano e di aver riportato in seguito gravi danni fisici, tra cui la perdita dell'occhio destro.

Il commercialista è diventato quindi il suo aguzzino assieme alla complicità di Angelo Murè (un catanese condannato in Sicilia per associazione mafiosa) e Ausilio Cataldo, già visto e fotografato con alcuni soggetti appartenenti alla 'Ndrangheta.

Arietto alla fine ha avuto il coraggio di denunciare e i tre sono stati arrestati tutti con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Tuttavia anche se gli imputati sono stati tutti condannati con pene dai 4 ai 12 anni di carcere l'aggravante mafiosa alla fine è caduta.

La presenza della mafia, anche se non è stata accertata a livello giudiziario, la si avverte e a darne ulteriore conferma è proprio un affiliato della camorra il quale (sotto la garanzia dell'anonimato) ha detto che: "Qua devi tenere un profilo più basso perché gli affari devono sembrare il più possibile puliti. Io devo lavare i soldi che vengono da Napoli, questo devo fare. Sono soldi che vengono dallo specchio, dal traffico di armi, dalle rapine".

La Maremma quindi è una terra che si sta conquistando investendo capitali illeciti. Il procuratore della repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri ha tracciato una possibile linea operativa che le cosce stanno seguendo per espandersi: si mantiene lo stesso "proprietario formale dell'albergo o del ristorante" ma di fatto "dietro c'è la 'Ndrangheta o c'è la Camorra" perché "dà grande liquidità proveniente dal traffico di cocaina e quindi quel soggetto ad un certo punto diventa prestanome".

Ha fatto eco alle sue parole il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo il quale, sulla base del suo vissuto nel grossetano durante il confino obbligato, ha detto che "il mafioso è una persona che pensa di essere una persona per bene e cerca persone per bene e corrompe persone per bene. Non va a corrompere la malavita. A Follonica io ho tanti amici, anche commercialisti insomma. Camminano nella legalità ma se possono fare un affare con il camorrista o il mafioso lo fanno".

L'investimento di capitali illeciti è una pratica considerevolmente aumentata durante la pandemia e al fine di porvici un argine il capo centro della Dda di Firenze Francesco Nannucci aveva lanciato un appello alla cittadinanza: segnalare chiunque si fosse presentato con valigie piene di soldi con l'intento di rilevare l'attività. I riscontri tuttavia sono stati nulli. 

Un dato inquietante che dimostra due possibili scenari: o questi personaggi cerchi di soldi non si sono mai presentati oppure la cultura dell’omertà e della complicità alla fine ha messo già radici in Toscana.

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