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La Guardia di Finanza di Reggio Calabria  e dello Scico, sotto il coordinamento della Dda reggina diretta da procuratore Giovanni Bombardieri e con il supporto dei Reparti del Corpo competenti per territorio, ha eseguito nelle province di Asti, Milano, Piacenza, Parma, Roma, Latina, Caserta, Napoli, Bari, Brindisi e Lecce un nuovo sequestro preventivo emesso dal Gip di Reggio Calabria su richiesta della locale procura nell'ambito dell'operazione Petrolmafie Spa, che nell'aprile scorso aveva portato a 71 misure cautelari nell'ambito di un'inchiesta sulle infiltrazioni di Camorra e ‘Ndrangheta nel settore del commercio di prodotti petroliferi. I finanzieri di Reggio Calabria hanno sequestrato l'intero patrimonio aziendale di 3 società di capitali operanti nel settore del commercio all'ingrosso di prodotti petroliferi, disponibilità finanziarie, beni mobili ed immobili, per un valore complessivo stimato in circa 15 milioni di euro. In particolare, le società "cartiere", affermando fraudolentemente di possedere i requisiti richiesti per beneficiare delle agevolazioni previste dalla normativa di settore, presentavano ad un deposito fiscale ubicato nella provincia di Reggio Calabria, volano della frode, la relativa dichiarazione di intento per l'acquisto del prodotto petrolifero senza l'applicazione dell'Iva. Il prodotto, dopo diversi passaggi societari cartolari, veniva ceduto a prezzi concorrenziali ad individuati clienti. I finanzieri hanno ricostruito un giro di false fatturazioni per un ammontare complessivo di oltre 600 milioni di euro ed Iva dovuta per oltre 130 milioni di euro, appurando l'omesso versamento di accise per 31 milioni di euro. I proventi derivanti dalla frode venivano poi trasferiti verso una fitta rete di conti correnti controllati dall'organizzazione criminale, intestati a società di comodo o persone fisiche, da cui il denaro veniva in seguito trasferito verso società di comodo estere o prelevato in contanti e restituito sempre in contanti ai membri dell'organizzazione e agli acquirenti del prodotto petrolifero. I profitti illeciti venivano reinvestiti nel medesimo circuito criminale o impiegati in altre attività finanziarie e imprenditoriali cosi' determinando un vorticoso giro di riciclaggio - autoriciclaggio, per un importo complessivo di oltre 173 milioni di euro. Parte di questo importo, per oltre 41 milioni di euro, veniva riciclato su conti correnti esteri riconducibili a società di comodo bulgare, rumene, croate ed ungheresi, per poi rientrare nella disponibilità dell'organizzazione medesima. I successivi approfondimenti investigativi hanno permesso di accertare come l'organizzazione, parallelamente a tali attività, si fosse prodigata per l'acquisto di un ulteriore deposito fiscale con cui proseguire e ampliare il disegno criminoso. A tale scopo, con profitti illeciti, l'organizzazione ha rilevato, per il tramite di una società di comodo ubicata a Milano, un deposito fiscale con sede in Bari. Analogamente, al fine di massimizzare i profitti connessi alla frode perpetrata, il sodalizio ha acquistato, facendo ricorso anche in tal caso a provviste illecite, un deposito commerciale insistente nella provincia di Parma.

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