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"L'apertura a Roma di un pub gestito da un protagonista dell'inchiesta ‘Mafia Capitale’, locale il cui menù offre pietanze dai nomi tratti dalla galassia criminale emersa dall'inchiesta, non è purtroppo uno spettacolo nuovo. Che ora un'iniziativa del genere si possa realizzare nel nostro Paese è motivo di profonda preoccupazione. E' la banalizzazione del male". Sono state queste le parole di don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera in merito all'apertura oggi, a Roma in via di Tor Vergata, di un locale gestito da Salvatore Buzzi, tra i nomi di spicco del maxiprocesso al ‘Mondo di Mezzo’ e condannato a 12 anni e 10 mesi nel processo di appello bis. “Voglio aprire un ristorante. Ci sto pensando già da un pò”, aveva già dichiarato Salvatore nel giugno 2020, quando aveva ottenuto la possibilità di uscire di casa. Adesso il sogno si realizza mentre è in corso la lotta in Cassazione per il ricalcolo della pena inflitta dalla corte d’Appello (12 anni e 10 mesi). Il locale ha un menù in cui vengono elencati boss e sceneggiature criminali: Mix Buzzi's burg'r, i panini Gomorra, Suburra, Samurai, Mondo di Mezzo e Agro Pontino o l'hot dog Er Terribile.
"Già nel 2006 in Spagna una catena di ristoranti aveva adottato il marchio - per fortuna annullato dieci anni dopo dall'Unione Europea - ‘La mafia si siede a tavola’, con tutta una serie di riferimenti che volevano essere folcloristici mentre erano solo volgari, offensivi, inaccettabili", ha aggiuno Don Ciotti. "E' un segno evidente - prosegue - di una progressiva banalizzazione e mercificazione del male. Siccome estirpare un male è troppo faticoso e mette in discussione assetti di potere più ampi, lo si normalizza, si finge che sia meno grave di quello che è associandolo a beni di consumo come il cibo. Un processo di addomesticamento delle coscienze che permette al male di persistere, ai suoi autori e complici di continuare ad agire spavaldi in esibita noncuranza per il bene comune sottratto e per il dolore inferto alle loro vittime". 

Foto © Imagoeconomica

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