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"Le mafie oggi sono mafie degli affari, cioè si muovono nell'economia legale. Una bonifica dei territori è necessaria e dell'economia ancora di più”. Sono le parole che il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho, ha pronunciato in avvio del corso di formazione dedicato al tema "Prevenire il condizionamento criminale dell'economia: dal modello ablatorio al controllo terapeutico delle aziende", organizzato dalla Scuola superiore della magistratura in collaborazione con la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e l'Università degli Studi di Palermo.

Un incontro importante quello avvenuto stamane, in una città altrettanto importante: Palermo, simbolo di legalità condivisa. "Palermo - ha continuato il procuratore nazionale antimafia parlando con i giornalisti a margine del Corso di formazione - è stata scelta perché oggi è il simbolo di una legalità che giustamente deve essere difesa per il sangue che è stato versato da magistrati, appartenenti alle forze dell'ordine e alle varie fasce sociali, sangue versato per intervento delle mafie. E credo quindi che Palermo in questo abbia un primato". "Palermo è una città sulla quale deve essere ripetutamente portata l'attenzione del nostro Paese - ha aggiunto - quale esempio di come una città che ha subito tante ferite riesca a costituire una base di una legalità condivisa".

La bonifica dei territori e del tessuto economico e sociale sono stati i due temi cardine che hanno fatto da incipit al suo discorso. "Oggi è molto importante - ha aggiunto il procuratore nazionale antimafia - distinguere dalle imprese contigue, associate, inquinate dalla Mafia, quelle che solo occasionalmente sono state toccate dal sistema criminale. E questo è fondamentale perché una distinzione netta tra gli imprenditori che si sono trovati a operare occasionalmente rispetto alle altre è fondamentale, anche per risanare quelle imprese che pur essendo state costrette sono pronte a rientrare nel percorso della legalità”. “Occorre che questo impegno sia finalizzato soprattutto a consentire alle imprese di rientrare nel percorso della legalità”, ha proseguito de Raho facendo riferimento alla progettualità comune da parte degli organi della Stato che si occupano di ciò.

"Dal 2017 è stato introdotto dal codice antimafia il controllo giudiziario che prevede che l'impresa che occasionalmente ha agevolato il contesto mafioso possa esser recuperata attraverso un amministratore giudiziario che segue l'andamento dell'impresa fino alla verifica dell'assoluto conseguimento di indipendenza rispetto a qualunque condizionamento. Quando si riesce ad accertare in un periodo che va da uno a tre anni questo recupero, l'impresa può dirsi libera dal peso che la condizionava e torna nell'ambito dell'economia legale senza altre misure - ha sottolineato de Raho -. Questa dovrebbe esser una modalità usata ripetutamente per consentire alle imprese coinvolte di ribellarsi dal contesto criminale". Una normativa antimafia perfettibile, certamente. Potrebbe, infatti, “esser modificata - ha detto il procuratore nazionale antimafia -. Ma già oggi l'applicazione va fatta in modo tale da non danneggiare l'impresa e recuperarla. Se si danno delle prescrizioni all'impresa senza nominare per esempio un amministratore che entrando all'interno in qualche modo convoglia le sue risorse in un modo piuttosto che un altro, ma ponendo dei limiti, dei confini, si riesce a consentire all'impresa di restare sul mercato con le proprie forze e al tempo stesso rispettando determinate regole".

L’intero scenario, evidenziato da Federico Cafiero de Raho, va incasellato in un quadro più ampio che rappresenta il potere della criminalità organizzata di stampo mafioso. Un potere in crescita ogni anno. Le organizzazioni criminali, infatti, ogni acquisiscono "sempre più terreno economico e imprenditoriale", un ruolo significativo "soprattutto grazie alla ricchezza, circa 30 miliardi annui ricavati soltanto dal mercato dalle sostanze stupefacenti. Da ciò ci si rende conto di come nel mercato legale vengano immesse quantità di denaro enormi".

Foto © Imagoeconomica

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