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Il commento dell’ex sindaco di Riace: “Nemmeno a un mafioso”

L’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano è stato condannato dal tribunale di Locri alla pena di anni 13 e 2 mesi di reclusione. I giudici lo hanno ritenuto colpevole di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, truffa, peculato e abuso d’ufficio. Dovrà anche restituire anche 500mila euro riguardo i finanziamenti ricevuti dall’Unione europea e dal governo. Inoltre è stata disposta la sua interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Il Tribunale ha condannato anche la compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun, alla pena di 4 anni e 10 mesi (per lei il pm aveva chiesto 4 anni e 4 mesi). 
Il collegio presieduto da Fulvio Accurso, dopo una camera di consiglio durata 75 ore, ha aumentato di sei anni la pena richiesta dalla pubblica accusa che era stata di 7 anni e 11 mesi. L’ex paladino dell’accoglienza e dell’integrazione era stato arrestato e posto ai domiciliari il 2 ottobre del 2018 nell’ambito dell’operazione «Xenia» condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla procura di Locri. I magistrati nelle 1.200 pagine della richiesta d’arresto definirono Lucano un sindaco “spregiudicato” per aver “favorito matrimoni di comodo” tra cittadini riacesi e donne straniere e per aver consentito a due cooperative, prive di requisiti, di assicurarsi il servizio della raccolta dei rifiuti urbani. I magistrati gli contestarono anche un ammanco di 5 milioni di euro che sarebbero finiti nelle tasche di privati, anziché favorire l’integrazione dei migranti.
Non ho parole, non me l’aspettavo. Questa vicenda è inaudita e non ho neppure i soldi per pagare gli avvocati”, ha detto Lucano, subito dopo la lettura del dispositivo della sentenza di condanna. Prima di lasciare il tribunale di Locri ha ribadito la sua estraneità alle accuse: “Ho speso la mia vita per rincorrere ideali, ho lottato contro le mafie, anche per riscattare l’immagine negativa della mia terra e non lo so se per i delitti di mafia vi siano pene così pesanti... Oggi sono morto dentro, non c’è giustizia. Mi aspettavo un’assoluzione. Sarò macchiato per sempre per colpe che non ho commesso”. 
Mimmo Lucano vive di stenti, la sua condizione è incompatibile con la commissione di qualsiasi reato. È innocente”, ha obiettato l’avvocato Giuliano Pisapia nella sua arringa in difesa dell’ex sindaco. “Questo non è stato un processo politico, ma è indubbio che un certo accanimento contro Lucano c’è stato”, aveva tuonato il penalista invocando l’assoluzione per il suo assistito. La condanna comminata a Lucano peserà certamente sulla sua candidatura alle elezioni del prossimo 3 e 4 ottobre per le regionali in Calabria. L’ex sindaco di Riace ha - infatti - aderito al progetto politico di Luigi De Magistris, candidato a presidente della Regione e si è presentato come capolista in tre circoscrizioni nella lista Un’altra Calabria possibile, a sostegno del sindaco di Napoli.

Foto © Imagoeconomica
 

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