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Dopo l'operazione della Guardia di Finanza di Firenze del 27 luglio denominata "A Solis Ortu" in cui sono finiti ai domiciliari 24 imprenditori cinesi e in carcere 5 commercialisti - accusati di aver aiutato le ditte cinesi ad evadere il fisco - le indagini della Procura ora puntano alle società intermediarie, ossia quelle che forniscono direttamente le grandi griffe di moda e che fino ad oggi sono sempre rimaste ai margini dell'inchiesta.
Nelle nuove attività di indagine, coordinate dal procuratore aggiunto di Firenze Luca Tescaroli e dal pm Fabio Di Vizio, sono state attenzionate dalla Guardia di Finanza diverse società tra cui: la The Bridge di Scandicci, la Figline srl di Milano, controllata da Prada, la B&C Company srl Unipersonale, la Eurobags e la MR srl, entrambe di Figline Valdano, e la Elia srl di Castelfranco Piandisciò. Queste ultime si ipotizza che si siano avvalse di fatture inesistenti per evadere l'IVA.
Inoltre gli inquirenti stanno indagando sul meccanismo "apri e chiudi" delle pelletterie cinesi coadiuvate da prestanome nullatenenti, sospettando che dietro a tale modus operandi ci sia un vero e proprio "sistema", condotto, secondo gli inquirenti, da un commercialista e tre consulenti dello studio associato "Venezia e Schiavone" di Sesto Fiorentino, depositario delle scritture contabili di quasi 600 imprese individuali, quasi tutte intestate a cinesi che avevano "collezionato" enormi debiti nei confronti dell'erario.
Infatti "senza l'ausilio dei professionisti - ha scritto il gip Gianluca Mancuso nell'ordinanza di custodia cautelare - non si sarebbe potuto creare un sistema tanto ben congegnato in grado di permettere l'evasione per milioni di euro nei confronti dell'erario".
Fino ad ora le attività degli investigatori hanno accertato che le diverse ditte individuali - intestate formalmente a prestanome diversi dal vero amministratore - dal 2017 a oggi sono risultate fornitrici delle sei società intermediarie, che a loro volta sono fornitrici di importanti griffe come Prada, Dior, Yves Saint Laurent, Bulgari e la The Bridge.
Queste società secondo gli investigatori avrebbero ricevuto fatture da ditte diverse rispetto a quelle che hanno fornito le merce, avvalendosi di soggetti capaci di fornire questo "speciale servizio".
Oltretutto avrebbero acquistato le borse a un prezzo più basso.
Le ipotesi degli inquirenti è che le ditte individuali cinesi siano lo schermo di altre imprese di fatto sconosciute al fisco ma note ai committenti.
I documenti, i computer e i telefonini sequestrati permetteranno agli inquirenti di ricostruire i rapporti tra le varie società ed eventualmente le varie responsabilità.
"La perquisizione è stato un atto dovuto, siamo sereni e confidiamo sul fatto che la posizione verrà presto chiarita", questa è stata la replica del gruppo Prada.
La Figline srl - hanno spiegato - di recente era stata oggetto di un'importante ristrutturazione, che ha previsto il raddoppio della manodopera assunta sul territorio allo scopo di controllare in maniera puntuale la fornitura diretta e ridurre il mondo della sub-fornitura.
L'indagine, scaturita poi nell'operazione del  27 luglio, aveva portato inoltre a deferire all'autorità giudiziaria anche "la moltitudine di soggetti cinesi titolari formali di oltre 80 imprese coinvolte" e la Procura della Repubblica di Firenze a promuovere istanza di fallimento nei confronti di 19 imprese, di cui 16 sono già state dichiarate fallite per i rilevanti debiti erariali accumulati negli anni, quantificati in oltre dieci milioni di euro. L'attività investigativa aveva preso il via da un'analisi ad ampio spettro condotta su più livelli dalla Guardia di Finanza nei confronti di aree del distretto tessile e della pelletteria fiorentino-pratese che ha confermato "l'operatività delle molteplici ditte individuali riconducibili a soggetti di origini cinesi, accomunate dal rispetto formale degli obblighi dichiarativi sia fiscali che contributivi, a fronte del quale sono tuttavia emersi consistenti esposizioni debitorie maturate nel tempo nei confronti dell'Erario, nonché da una estrema brevità del ciclo di vita operativo, che si attesta su una media di circa tre anni e che risulta funzionale a eludere il sistema dei controlli".
Nel documento inoltre sono visibili le responsabilità tributarie delle suddette società, venute a galla "solo attraverso articolate e complesse indagini" delle Fiamme Gialle poiché "l'interposizione di un prestanome nell'azienda consente all'effettivo dominus dell'impresa di esercitare l'attività senza far fronte ai significativi debiti tributari, al riparo da immediate responsabilità".

Foto © Imagoeconomica

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