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"A me la vita l'hanno cambiata i poveri e gli ultimi, solo quando ho dormito in treno con loro ho capito". Sono state queste la parole del fondatore di Libera don Luigi Ciotti, ospite al Giffoni Film Festival, parlando con i ragazzi in un lungo incontro senza filtri. Tanti i temi toccati, anche la politica e la criminalità. "Secondo me la più bella definizione di politica l'ha data un Pontefice, Paolo VI, che aveva detto "è la più alta dimensione al servizio del bene comune. La politica deve essere vicina alla strada, alla gente. Altrimenti non è politica. Siamo tutti chiamati a essere cittadini non a intermittenza, troppi guardano solo dalla finestra". Don Ciotti ha analizzato l'attuale situazione: "Ci sono 5 rischi dalla quale la società oggi deve vedersi: la caduta della democrazia in molti Paesi del mondo; le tante guerre in atto di cui non si parla; la catastrofe ecologica, e su questo siete stati proprio voi giovani a mobilitarvi in modo sincero e meraviglioso; i poteri dell'informazione che sono nelle mani di pochi; la globalizzazione della criminalità che ormai è su più fronti, sociale, ambientale, medico". Il pensiero va anche a uno delle persone a lui più care, don Tonino Bello: "Ricordate sempre quello che ha detto Don Tonino, "non mi interessa chi è Dio ma da che parte sta. Il Vangelo ci indica la strada: giustizia, libertà, carità. Noi non lottiamo contro la mafia, noi lottiamo per la vita. Lottiamo per rendere liberi dall'usura, dal traffico di stupefacenti, dalla corruzione. Dobbiamo impegnarci per la giustizia".
Poi il sacerdote ha riportato esempi concreti portati avanti dall'Associazione 'Libera', nata per contrastare i soprusi delle mafie. "Per contrastare il dominio edilizio della mafia, abbiamo raccolto un milione di firme dal basso, questo è un segno importante. Un milione di persone ci hanno messo la faccia. Siamo andati per cinque anni a Bruxelles, per avere da parte dell'Europa una direttiva che potesse confiscare alla mafia i beni abusivi. La mafia ormai non è solo in Italia. Ci sono reti internazionali che vanno all'estero per fare shopping edilizio, che sono dentro meccanismi forti. Ma, anche se noi siamo piccoli, se l'io diventa noi, possiamo farcela e ce l'abbiamo fatta, perchè quella direttiva è arrivata". Don Ciotti ha ricordato inoltre che "ogni anno il giro d'affari della mafia, del gioco d'azzardo, del traffico di stupefacenti, della corruzione è praticamente pari al piano italiano per il Next Generation Eu, 221 miliardi di dollari. Le mafie acquistano in contanti, ora che contanti non ce ne sono, investono in fondi immobiliari, fanno anche beneficenza ma dobbiamo ricordare che non è tutto gratis". Incalzato dalle tante domande dei ragazzi sul tema dei pentiti il sacerdote ha detto che "è vero che bisogna snellire la burocrazia ma non bisogna abbassare i controlli. Giovanni Falcone si era molto abbattuto affinché i collaboratori di giustizia potessero avere uno sconto di pena ma la magistratura deve verificare che la collaborazione sia reale. Proprio le giuste verifiche avevano permesso a Falcone, attraverso le dichiarazioni di Buscetta, di conoscere il sistema di Cosa nostra e altri meccanismi criminali e quindi arginare questi giochi. Oggi la mafia non è più al Sud e non è più solo questione di uomini, ci sono anche molte donne in ruoli di potere che però iniziano a ribellarsi a quel sistema". Don Ciotti ha riportato anche un episodio significativo della sua missione: "150 detenuti di un carcere di alto livello un giorno avevano chiesto di incontrarmi, io li ho ascoltati ma con la giusta distanza, non ho modificato il mio linguaggio. Alla fine l'unica cosa che potevo fare era fargli prendere coscienza. Bisogna distinguere i peccati dai reati, di questi se ne deve occupare la giustizia; per i peccati, invece, se uno ha una conversione vera se la vedrà col Padreterno che è disposto ad andare incontro a tutti a una condizione: Dio non dice 'va tutto bene, io ti perdono' ma 'tu devi restituire' e se non potrai mai restituire la vita alle persone, con la tua vita puoi portare dei cambiamenti. La speranza deve essere di tutti, altrimenti non è speranza". Un ultimo pensiero è stato per i giovani: "Una società che non investe sui giovani, non investe nel futuro. La conoscenza ti rende consapevole e spinge al cambiamento. Questa società ha bisogno di voi, del vostro coraggio, del vostro impegno. Senti tanti che parlano ai giovani e dei giovani, ma qui a Giffoni parlano i giovani".

Foto © Imagoeconomica

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