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maletti gianadelio pb intÈ un nome che risuona come un lampo: Gian Adelio Maletti (in foto) e subito la mente va alla strategia della tensione. Il generale che rappresenta un segmento drammatico del 900 italiano se ne è andato in assoluto silenzio lo scorso giugno, come conferma al Fatto la sua compagna Sue Christie che non ha voluto fornire altri particolari. Viveva a Johannesburg dal 1987, scappato dalle condanne per vari depistaggi.
Nato a Milano il 30 settembre 1921 ma di famiglia torinese, da cui forse il suo tratto sabaudo, freddo e aristocratico, nel 1971 diventa capo del nostro controspionaggio all’epoca del vecchio Sid. Passato per l’accademia di Modena, che forma ancora oggi le élite dei vertici militari, compagno di corso di una eminenza grigia come Eugenio Cefis, Maletti si impone nell’apparato come un innovatore, forte dell’addestramento avuto dai servizi segreti israeliani e tedeschi: fonda il Nucleo operativo che funzionerà in piena autonomia del resto del Servizio, lo affida alla direzione di un uomo totalmente diverso da lui, il capitano Antonio Labruna, un napoletano molto simpatico. Tra i due si stabilisce una forte collaborazione che li porterà entrambi ad essere condannati per aver aiutato l’espatrio di alcuni neofascisti.
Quando arriva al Sid non è affatto uno sconosciuto nell’ambiente, ha una fama poco rassicurante. È noto per essere amico dei colonnelli greci con i quali consolida i suoi legami quando è ad Atene come addetto militare. Nel 1968 si trova proprio lì quando il Sid organizza il famigerato viaggio d’istruzione per circa 200 fascisti italiani guidati da Pino Rauti, Stefano delle Chiaie e Mario Merlino. Epico lo scontro che lo ha sempre contrapposto al capo del servizio, Vito Miceli, di natura personale ma soprattutto espressione di due linee di tendenza diverse nel mondo dei Servizi occidentali. Non sapremo mai molte cose che lo riguardano, soprattutto chi gli dava gli ordini.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

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