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Nella relazione annuale della DCSA 2021 (con dati del 2020) presentata nei giorni scorsi sulla lotta al traffico di stupefacenti, si fa riferimento, tra l’altro, nell’anno della pandemia, al record assoluto, 13,4ton di cocaina sequestrata (un più 62,29% rispetto agli 8.277kg del 2019) dalle forze di polizia e dalle dogane.
Si tratta, sen’altro, di un ingente quantitativo di sostanza intercettata proveniente, per lo più, dalla Colombia (5.549kg) che continua ad essere il primo paese nel mondo per le estensioni di piantagioni di foglie di coca (circa 200mila ettari nel 2019 secondo il Dipartimento di Stato USA), che consentono una produzione stimata annua di oltre 1.300 tonnellate in gran parte destinate al mercato nordamericano, a quello europeo (il direttore esecutivo di Europol nel contesto della IV video conferenza annuale “Drugs in Europe” ha riferito che circa il 60% della cocaina prodotta in Colombia sarebbe destinata al mercato europeo).
I Paesi Bassi, il Belgio e la Spagna continuano ad essere le principali vie di accesso e di distribuzione della cocaina in tutta l’UE.
Anche in questi primi sei mesi del 2021 (alla data del 27 giugno) i sequestri di cocaina in Italia sono notevoli; ai 4.223kg del primo trimestre (rilevati dalla DCSA) vanno aggiunti gli oltre 2.500kg del secondo trimestre (dato provvisorio) con la previsione, a fine anno, di superare il record del 2020.
Da evidenziare, poi, che nel porto di Gioia Tauro, anche in questo scorcio di anno, sono avvenuti i sequestri maggiori (oltre 4.500kg) che confermano come la 'Ndrangheta sia sempre la “padrona” del campo in quella zona (6.084 i kg sequestrati nel 2020) e che metta pure in conto le perdite di alcune tonnellate di “merce”, rispetto alle decine che riescono ad entrare nel paese anche attraverso altri porti tra cui quello di Livorno (3.370 kg sequestrati nel 2020) e di Genova (3.124kg sequestrati nel 2019).
La DCSA nella relazione citata sottolinea come “le misure adottate per la prevenzione della diffusione del virus (...) hanno avuto pochi effetti sul traffico all’ingrosso della cocaina verso l’Europa, anche nella fase iniziale più critica del fenomeno pandemico” con le organizzazioni criminali che si sono affrettate alla adozione di nuovi modus operandi “come, ad esempio, l’occultamento della cocaina all’interno dei carichi di attrezzature e prodotti medicinali usati per combattere la pandemia”.
Pandemia che, come noto, ancora costituisce un serissimo problema nelle principali regioni di produzione della cocaina come in Perù in cui, secondo stime del governo USA, le piantagioni di foglie di coca hanno una estensione di oltre 70mila ettari, con una produzione annua di circa 500ton di cocaina e in Bolivia, con una estensione delle colture di circa 25mila ettari ed una produzione di circa 200ton di cocaina.
In questi e in altri paesi confinanti le autorità di polizia sono alle prese con gravi problemi di ordine pubblico causati dalla applicazione delle misure di quarantena e, quindi, una attenuata attenzione nel contrasto al narcotraffico con “il rischio che si intravede (...) di una diminuzione dei controlli sui carichi in partenza e un conseguente aumento, nei prossimi mesi, del flusso di cocaina verso i principali punti di accesso in Europa”.
Una situazione del narcotraffico, dunque, destinata a peggiorare anche da noi ma che non sembra stimolare quella particolare attenzione istituzionale verso un fenomeno sempre più incontrollabile.
(27 Giugno 2021)

Tratto da: liberainformazione.org

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