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Le armi legate ad artificieri delitto Caruana

Nel fine settimana un quantitativo imprecisato di armi ed esplosivi è stato recuperato dal fondo del mare a pochi metri dall'alta scogliera della costa ovest, di fronte alla località di Migra L-Fehra. Un'operazione di recupero, condotta da sommozzatori militari in presenza di ispettori di polizia dell'unità per i reati gravi, sarebbe scattata in seguito ad una soffiata. Le armi e gli esplosivi erano contenuti in sacche impermeabili e probabilmente appartenevano al più pericoloso gruppo di criminalità organizzata di Malta, guidato dai fratelli Adrian e Robert Agius che sono stati arrestati alla fine di febbraio (assieme col 'socio in affari' Jamie Vella) con l'accusa di essere stati gli 'artificieri' che fornirono la bomba che il 16 ottobre 217 uccise la giornalista Daphne Caruana Galizia.
A riportare la notizia è stato il Times of Malta, citando fonti della polizia maltese. Tra le armi trovate, alcuni fucili automatici Ak-47 (i famosi kalashnikov), mitragliette e detonatori. Secondo le fonti, a seppellirle in mare sarebbero stati elementi della gang mafiosa guidata dai fratelli Agius che, secondo quanto emerso da una inchiesta giornalistica condotta dall'Investigative Reporting Italy, è clan legato alle mafie italiane, libiche, romene ed albanesi.
L'arsenale, di un valore stimato attorno agli 80mila euro, è attualmente sottoposto ad analisi balistica forense. Secondo gli investigatori maltesi farebbe parte di un contrabbando di armi tra Italia, Malta e Libia.
Vale la pena ricordare che Daphne Caruana Galizia aveva citato i fratelli Agius come referenti della criminalità organizzata siciliana in alcuni post pubblicati prima di essere uccisa.
Il consorzio di giornalismo investigativo Irpi ha rivelato che la polizia italiana nel 2015 ha ricevuto informazioni di un traffico illegale di armi verso la Libia gestito dal clan siciliano Santapaola, che acquistava armi teoricamente disattivate e destinate alla collezione per poi ripristinarle e consegnarle alle milizie libiche via Malta. Nei mesi scorsi è emerso che l'isola è stata usata anche come via di ingresso in Libia da parte di forze speciali turche e mercenari.

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