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Il tritolo al suo interno potrebbe aver cambiato la storia politica della Calabria e non solo

Politici legati a doppio filo con la ‘Ndrangheta; bombe prive di innesco; navi cariche di esplosivo e soffiate dai servizi segreti. Sono questi gli argomenti trattati ieri su Rai3 nella trasmissione di 'Report' condotta da Sigfrido Ranucci.
Tutto parte dai fondali dello Ionio, dove giace da ormai ottant'anni la Laura Coselich che secondo alcuni collaboratori di giustizia come Consolato Villani sarebbe servita come supermarket di esplosivi per le cosche Calabresi.
L'imbarcazione appartenente alla marina militare italiana era partita nell'estate del 1941 da Venezia per recarsi a Tripoli con il suo carico di oltre 1.200 tonnellate tra esplosivi e munizioni ma durante la traversata venne raggiunta da due siluri inglesi che la fecero affondare.
Il relitto si trova a meno di 150 metri dalla spiaggia di Saline Ioniche e secondo alcune relazioni redatte nell'anno 2000 dall'allora SISMI, al tempo guidato da Nicolo Pollari, la 'Ndrangheta avrebbe usato il tritolo trovato nelle stive sommerse per i suoi attentati. "Tutti sapevano che (l’esplosivo per Capaci, ndr) proveniva da Saline Joniche” aveva dichiarato il Villani al processo Capaci Bis.
A fare eco alle sue parole anche l'allora procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho il quale ha confermato che "in tante altre occasioni il tritolo presente su quella nave è stato utilizzato negli anni passati quindi ancora una volta la nave si conferma il super market della 'Ndrangheta".
Ma oltre allo spettro delle stragi, si fa largo il dubbio che quell'esplosivo sia in qualche modo stato usato anche per cambiare il corso della vita politica di Reggio Calabria con riferimento particolare al caso di Giuseppe Scopelliti.


laura c report frame


La bomba e consenso elettorale
Un filo lega la 'Laura C' a Palazzo San Giorgio, sede dell'amministrazione di Reggio Calabria, e si tratta del caso della bomba ritrovata a cavallo tra il 6 e il 7 ottobre del 2004 nella sede comunale.
"Nel bagno dell'allora sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti (attualmente detenuto in regime di semilibertà) si era ritrovato questo ordigno rudimentale senza innesco. Quindi non poteva esplodere", ha detto Ferdinando Pignataro, all'epoca deputato del PDCI.
Tutto sembra condurre alla conclusione che si sia trattato di una minaccia della 'Ndrangheta rivolta all'amministrazione pubblica ma ci sono elementi che potrebbero far pensare ad altro. "Una particolarità interessante - ha aggiunto poi Pignataro - sta nel fatto che quella bomba viene piazzata durante la fase del cosiddetto decreto Reggio" il quale avrebbe poi portato "un fiume di soldi per le opere pubbliche nella città metropolitana. Questo fatto della 'Ndrangheta che faceva un attentato a Scopelliti e che metteva in difficoltà il sindaco a noi non ci ha mai convinto perché la 'Ndrangheta aveva al contrario tutto l'interesse che l'amministrazione si consolidasse proprio per la spesa". 
Nel mentre, sullo sfondo politico e della Calabria si stava verificando una profonda spaccatura all'interno del partito di maggioranza - al tempo rappresentato da Alleanza Nazionale - tra la corrente di Gianni Alemanno e quella di Maurizio Gasparri di cui faceva parte Scopelliti. Questa crisi minacciava di mettere a rischio il decreto Reggio con il quale l'allora Esecutivo guidato da Silvio Berlusconi avrebbe stanziato più di 100milioni di euro a Reggio Calabria da investire in opere pubbliche.
"Alcuni collaboratori di giustizia avevano iniziato a dire nel 2010 che probabilmente si trattava di un attentato fatto ad hoc per favorire l'ascesa politica del sindaco che si trovava in difficoltà" ha detto Pignataro. Ed infatti sembra proprio che l'attentato abbia permesso al blocco politico del centro destra di ritrovare stabilità e unità.
Durante la puntata è stata fatta sentire a tale riguardo una telefonata inedita dell'allora ministro delle telecomunicazioni Maurizio Gasparri rivolta all'assessore regionale della Calabria Domenico Antonio Basile: "Cioè uno sta in guerra. Quello sta in guerra, quel disgraziato e uno si dimette. Questo tritolo viene da una partita sequestrata dal SISMI qualche settimana fa in Calabria, ci fu un sequestro di una quantità ingente di esplosivi, per cui quindi è una cosa molto seria, è una cosa che non va sottovalutata. Il SISMI ha avuto la dritta perché io poi ho parlato con il direttore del SISMI... con Pollari che mi ha dato un po' di notizie e mi tiene informato".
L'ex direttore dei servizi segreti tuttavia ha smentito in maniera categorica di aver mai detto qualcosa a Gasparri e ha minacciato di denunciare e querelare a chiunque dica il contrario.
Tuttavia il dubbio che quella bomba fosse servita per cambiare il corso politico della Calabria resta.
Infatti dopo la sua elezione a sindaco Giuseppe Scopelliti ha fatto il grande salto facendosi eleggere presidente del consiglio regionale della Calabria dal 10 aprile 2010 al 29 aprile 2014.
La sua scalata trionfale la si deve anche all'applicazione del cosiddetto "metodo Reggio" ossia investire più del necessario e tante volte anche più del consentito in  eventi, feste, concerti, dando all’esterno l’immagine di una città turistica d’eccellenza.


lombardo giuseppe processo gotha seby vecchio


Il processo Gotha
A parlare dell'ex sindaco è stato anche il collaboratore di giustizia Seby Vecchio di cui Scopelliti è stato testimone di nozze. Il collaboratore ha dichiarato davanti al procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo di essere stato politico, massone, poliziotto e 'Ndranghetista. 
"Peppe Scopelliti rappresentava la famiglia De Stefano" ha detto Seby durante il processo e che "per quanto riguarda l'esplosivo nel bagno ritrovato a Palazzo San Giorgio è stata una bufala, cioè nel senso che è stato un qualcosa di preparato con l'aiuto dei servizi segreti" poiché certi personaggi "erano interessati a blindare la persone di Scopelliti affinché prendesse tutto sia nel lato della politica sia nel lato personale per quanto riguarda l'immagine e il successo".

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