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I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Firenze, nell’ambito dell’operazione BEN HUR, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali a carico di 3 imprenditori e 4 professionisti, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Firenze Dott. Federico Zampaoli su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica di Firenze Dott.ssa Christine Von Borries.
I soggetti sono accusati di tentata truffa ai danni dello Stato per circa 15 milioni di euro a seguito del fallimento di 7 società cooperative di facchinaggio e trasporto che avevano maturato debiti erariali per quasi 30 milioni di euro e dalle cui casse erano fuoriusciti circa 2,3 milioni di euro.
L'indagine, condotta dal 2° Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza sotto la direzione della Procura della Repubblica di Firenze, diretta dal Dott. Giuseppe Creazzo, ha origine dalla denuncia per una presunta estorsione ai danni di un notaio della provincia di Firenze dall’amministratore di una delle società cooperative. A seguito delle dichiarazioni rese dal denunciato, i preliminari accertamenti facevano emergere un potenziale quadro di un articolato sistema di frode coinvolgente tre imprenditori dell’area pratese, i quali avrebbero di fatto rilevato nel tempo alcune società cooperative avvalendosi della collaborazione professionale del notaio e di altri tre professionisti, di cui due situati fuori regione. Le società cooperative, erano intestate a prestanome e di fatto non più operanti, ed avevano maturato crediti rilevati come inesistenti per 15 milioni di euro, richiesti a rimborso all’Agenzia delle Entrate e ceduti ad una società milanese operante in un settore differente da quello delle cooperative, per una contropartita di circa 2,3 milioni di euro.
Nell’ordinanza, il G.I.P. ha rilevato che le indagini “hanno consentito di identificare con certezza gli indagati e di acquisire nei loro confronti gravissimi indizi di colpevolezza” e che il periodo massimo previsto per legge per l’interdizione del notaio deriva da “il numero cospicuo di atti e la loro rilevanza in relazione ai quali … risulta aver prestato la propria opera professionale, unitamente apprezzato alla spregiudicatezza con la quale risulta aver posto in essere la condotta” e che la circostanza della denuncia per estorsione “non vale ad elidere un in quadro cautelare, potendosi, anzi, apprezzare come un tentativo di allontanare i sospetti”.

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