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Una storia brutta che ogni giorno si arricchisce di particolari sempre più sinistri quella che vede coinvolto l'imprenditore farmaceutico Antonio Di Fazio (in foto), 50anni, arrestato dai carabinieri il 21 maggio con l'accusa di aver narcotizzato e violentato una 21enne.
Purtroppo il numero delle vittime sembra essere più alto in quanto diverse ragazze starebbero in questi giorni parlando con i pm. In particolare due di loro, sentite dai magistrati Milanesi - il procuratore aggiunto Letizia Mannella e la pm Alessia Menegazzo - il 24 maggio scorso, hanno raccontato di essere state sequestrate per "giorni" o addirittura per "settimane". Secondo i verbali il modus operandi di Di Fazio era sempre lo stesso, ossia prima invitava le ragazze in azienda o a casa con l'offerta di uno stage formativo poi le narcotizzava con dei tranquillanti e infine abusava di loro. L'imprenditore, usando dosi massicce di tranquillanti, aveva l'obiettivo anche di cancellare tutti i loro ricordi.
In base a quanto ricostruito finora dagli inquirenti, Di Fazio collezionava gli scatti delle proprie vittime in una sorta di “album dei trofei” (“Una galleria fotografica degna di un novello Barbablù”, si legge nell’ordinanza di arresto) conservato in smartphone e pc.
L'arresto di Di Fazio sarebbe avvenuto grazie ad una denuncia fatta da una ragazza 21enne che, da quanto si è saputo, sarebbe riuscita a scappare dalle mani dell'imprenditore.
Gli investigatori intanto stanno già raccogliendo riscontri utili a confermare i racconti delle giovani, mentre altre coetanee hanno già contattato gli inquirenti per denunciare gli orrori subiti.

La Milano Bene dei Mancuso
Oltre alla vicenda sopracitata ci sono elementi che rischiano di finire sul tavolo della Direzione distrettuale antimafia.
Li racconta il Fatto Quotidiano in un articolo del 26 maggio su cui c'è scritto che lo stesso giornale si sarebbe mosso per attenzionare in maniera specifica la sede della Global Farma s.r.l (di cui Di Fazio è il fondatore) in via Pagano 38, vedendo ad un certo punto entrare nello stabile due uomini dei Mancuso.
"Perché - si legge nell'articolo - per settimane i Mancuso si sono riuniti negli uffici della Global?"
Secondo il giornale, un conoscente vicino a Di Fazio "si trovava con quasi mezzo milione di euro bloccato su alcuni conti in Svizzera", il denaro era 'pulito', ma non si riusciva a portarlo in Italia.
Il professionista avrebbe quindi contattato l'imprenditore milanese il quale attraverso "i buoni uffici di un notaio Svizzero" è riuscito a far rientrare il capitale in Italia. Ad operazione conclusa "Di Fazio si mette in tasca i soldi e non li gira al professionista. Nemmeno le vie legali sbloccano la situazione".
Ed è a questo punto che il conoscente di Di Fazio si attiva per far intervenire personaggi vicini alle cosche di San Luca per recuperare il denaro.
Il fondatore della Global (non indagato per mafia) forse ha incontrato gli emissari della 'Ndrangheta nei suoi uffici, e per 'assicurarsi' che le cose vadano lisce il clan piazza un uomo già oggetto di alcune indagini milanesi che hanno riguardato anche Cosa Nostra quando a capo della Dda vi era Ilda Bocassini.
La situazione si trascina senza risultati fino a che nell’inverno del 2020 grazie alla mediazione di un secondo professionista in via Pagano arrivano i rappresentanti del clan Mancuso. Davanti a questi ultimi i rappresentanti di San Luca e non solo fanno un passo indietro e Di Fazio ottiene una sorta di 'tutela'. Ovviamente non gratis. Infatti i Mancuso, come sottolineato dal Fatto, arriveranno a chiedere "200mila euro" a titolo di "tassa mafiosa".
Lo scenario è delicato e molti degli elementi sopracitati dovranno passare al vaglio degli inquirenti, ma è certo che la 'Ndrangheta a Milano esiste e che non avrebbe avuto nessuna difficoltà ad avvicinare l'imprenditore se quest'ultimo l'avesse eventualmente cercata.
Un'indagine che potrebbe aprire una pista riguarda un episodio avvenuto prima del 22 maggio - giorno dell’arresto di Di Fazio - quando il secondo socio della Global ha trovato sul tetto dell’auto dei proiettili. Le forze dell’ordine acquisiscono i video delle telecamere e da qui, forse, si potrà capire chi ha messo i bossoli e forse dare anche un volto a quella “voce calabrese” che dal telefonino di Di Fazio ha minacciato di morte il fidanzato della prima vittima di questo “moderno Barbablù”.

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