Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

La doposizione del maresciallo Masi nel processo in cui è imputato con il collega Fiducia

"Tu non hai capito nulla! Noi non abbiamo nessuna intenzione di prendere Provenzano. Dicci cosa vuoi!". Sarebbero state queste le parole che il capitano dei carabinieri Nicoletti avrebbe detto al maresciallo dei carabinieri Saverio Masi.
A raccontare l'episodio lo stesso maresciallo, tornato sul pretorio lo scorso 7 maggio nell'ambito del processo che lo vede imputato assieme al collega Salvatore Fiducia per calunnia e diffamazione nei confronti di sette ufficiali dell'arma (Gianmarco Sottili, Francesco Gosciu, Michele Miulli,Fabio Ottaviani, Gianluca Valerio, Antonio Nicoletti e Biagio Bertodi difesi dagli avvocati Claudio Gallina Montana, Ugo Colonna, Basilio Milio ed Enrico Sanseverino).
Rispondendo alle domande del proprio avvocato difensore, Claudia La Barbera, Masi ha ricordato quell'interlocuzione che sarebbe avvenuta nel periodo in cui erano in corso le indagini per la cattura di Bernardo Provenzano: "In quell'occasione ci stavamo recando (lui e il Nicoletti) a piedi dal comando provinciale alla procura, più precisamente nell'ufficio del dott. Cartosio. Io gli chiesi anche in quell'occasione di continuare a chiedere affinché facessero arrivare dei colleghi specializzati nella cattura dei latitanti, lui sbotta e mi dice: 'Tu non hai capito nulla! Noi non abbiamo nessuna intenzione di prendere Provenzano. Dicci cosa vuoi!".
Il Masi ha poi raccontato di essere rimasto totalmente "ammutolito" e di non credere "a quello che mi stava dicendo".
Il maresciallo tuttavia, ha detto che quello che lo ha maggiormente intimorito è stato il fatto che Nicoletti aveva "parlato al plurale".
"Noi chi?" si è chiesto Masi. Il maresciallo ha riferito di alcuni soggetti che gli avrebbero riferito che il Nicoletti era un "cuffariano sfegatato" e che la moglie era in rapporti professionali "diretti o indiretti" con l'allora onorevole Cuffaro.
"Su questi soggetti della vicenda ho chiesto che venissero fatti degli accertamenti ma non li ottenni", ha detto Masi.
Alla domanda dell'avvocato se avesse mai riferito di questa frase ai suoi colleghi Masi ha risposto di non avere detto nulla. Il motivo? Perché "la maggior parte erano giovani e avrei corso il rischio di demotivarli". Diversamente avrebbe comunque riferito tutto all'allora colonnello Sottili.
"Riferii tutto a Sottili – ha detto Masi in aula - il quale chiamò il capitano Ottaviani" per riferirgli "quello che gli avevo appena detto io". In seguito alla verbalizzazione delle mie dichiarazioni "appresi che né lui né Sottili avevano l'intenzione di denunciare il capitano Nicoletti o di aiutarmi nella denuncia". Dopo questo episodio Masi ha raccontato di essere stato immediatamente trasferito alla sezione comandata dal capitano Miulli. Il processo è stato rinviato al prossimo 26 maggio.

ARTICOLI CORRELATI

Saverio Masi racconta le mancate indagini su Matteo Messina Denaro

Gebbia al Processo Masi: ''Sapevo di una pista su Provenzano, ma mi vietarono di usarla''

Gebbia: ''Nino Salvo disse che Subranni era un grande amico''

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy