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La mattina del 26 aprile la Squadra mobile della Questura e i Carabinieri del Comando provinciale di Bari hanno eseguito 99 provvedimenti di custodia cautelare (96 in carcere e tre agli arresti domiciliari) contenuti in un'ordinata  firmata dal g.i.p del Tribunale di Bari Giovanni Anglana riuscendo così a sgominare il clan dei Strisciuglio. L'esecuzione dell'ordinanza rientra nell'ambito dell'operazione denominata 'Vortice Maestrale' coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Giannella e dai pm Lidia Giorgio e Marco D’Agostino, il cui operato è stato supervisionato dal Procuratore Roberto Rossi in collaborazione con la Direzione nazionale antimafia.
Tra gli arrestati (a 53 dei quali l’ordinanza è stata notificata in carcere) erano presenti anche i figli del boss Lorenzo Caldarola, Francesco, Ivan e Antonio Busco, quest’ultimo ritenuto uno dei fornitori di droga del clan.
Nell'indagine barese sono contenute anche le dichiarazioni di 21 collaboratori di giustizia e conta in tutto 147 indagati a cui sono stati contestati a vario titolo i reati di associazione mafiosa, di droga, armi, lesioni e rissa con un totale di 40 capi di imputazione, tra cui anche cinque estorsioni nei riguardi di: una gioielleria (4 bracciali del valore di 20mila euro come prezzo della protezione);  una sala scommesse, imponendo slot machine fornite dall’indagato Baldassarre D’Ambrogio; del gestore di un garage (una moto); della titolare di un bar (5 mila euro per aver offeso la moglie di un sodale, dopo averle danneggiato il locale e incendiato il portone di casa); e per aver chiesto il pizzo su un giro di prostituzione (10 mila euro per poter continuare l’attività).
I pm sono riusciti a circoscrivere l'area di interesse dell'organizzazione - i cui membri arrestati sono capi e affiliati al clan - dal 2015 a oggi, che comprenderebbe i quartieri baresi di Libertà, San Paolo, San Pio-Enziteto, Santo Spirito e San Girolamo e i comuni di Palo del Colle e Conversano.
Secondo gli investigatori a capo dell'organizzazione c'erano i pluripregiudicati Vito Valentino e Lorenzo Caldarola appoggiati dai referenti di altre città.
Nell'ordinanza firmata dal g.i.p - composta da 1.599 pagine - si legge che “i quartieri dove è attivo il clan Strisciuglio sono tuttora caratterizzati da un asfissiante controllo del territorio, che si manifesta attraverso le estorsioni esercitate in danno di numerosi piccoli imprenditori ed artigiani che hanno le proprie attività ed insediamenti produttivi in quelle aree: cantieri edili, commercianti, lidi balneari, attività di ristorazione, eventi ludici e concertistici”.

La violenza come marchio identitario
Fra le carte dell'operazione si leggono anche alcune delle dichiarazione dei collaboratori di giustizia i quali hanno raccontato diversi crimini accaduti in seno al clan come quello di un tentativo di intimidazione alla famiglia di un pentito della provincia. Davanti alla porta di casa infatti erano stati lasciati 600 grammi di tritolo. Notando fumare quello che sembrava un cumulo di spazzatura, una vicina lo ha spento con un secchio d'acqua disinnescando la miccia.
Ma oltre a questo ce ne sono stati molti altri non meno brutali, come le varie aggressioni con mazze da baseball per donne contese, lettere dal carcere con ordini di uccidere ex sodali ritenuti traditori, droga e telefonini fatti entrare nelle celle con fionde, droni e anche nelle confezioni di cioccolatini.
Quello del clan Strisciuglio secondo gli inquirenti, è "un modello di mafia popolare", dove "tutti possono scalare la gerarchia mafiosa del clan se dimostrano di essere capaci di ogni tipo di violenza in nome dell'organizzazione. Una mafia che fa della ferocia ostentata e della violenza eclatante il suo sigillo identitario" poiché può anche disporre di arsenali e di "killer spietati pronti a seminare il terrore".
Tra i più violenti viene indicato il giovanissimo boss Ivan Caldarola, figlio di Lorenzo, di cui negli atti si evidenzia la "incontenibile volontà omicida".
Infatti, come si evidenzia tra le carte, il "punto di snodo fondamentale nelle dinamiche associative nel territorio barese" è stato uno scontro nel carcere di Bari risalente al gennaio 2016, avvenuto dopo la rottura dell'alleanza tra i clan Strisciuglio e Misceo in cui 41 appartenenti alle due fazioni rivali si sono affrontati usando lamette e taglierini, nello scontro rimasero feriti anche alcuni agenti di Polizia penitenziaria, gli stessi che poi hanno aiutato gli inquirenti a ricostruire il fatto.

I ragazzi ingannati dalla mafia.
Sempre più minorenni vengono attirati dalle false promesse della criminalità mafiosa. Nel caso specifico del clan Strisciuglio gli inquirenti lo hanno definito "attraente e coinvolgente", soprattutto per i molti ragazzi di strada, giovanissimi e molto spesso minorenni, che "non sanno resistere al fascino della malavita e che vedono l'appartenenza mafiosa come una straordinaria occasione di riscatto esistenziale".
Il sindaco di Bari Antonio Decaro ha dichiarato che l'operazione è stata un successo e che da "oggi Bari è più libera e può guardare con più fiducia al futuro". Anche il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ha commentato, parlando di "guerra aperta dello Stato contro la criminalità" in concerto con il procuratore Gainnella il quale ha detto che "vogliamo restituire alla città e al quartiere la Libertà di cui porta il nome: libertà dall'oppressione mafiosa e dal condizionamento della criminalità".
"Ma la repressione", secondo il sostituto Giuseppe Gatti, della Dna, "è soltanto il primo passo: è giunto il momento che tutti insieme riempiamo gli spazi sottratti dall'egemonia mafiosa, curando fragilità e vulnerabilità sociali e offrendo un modello di vita fondato sui valori di libertà, uguaglianza e solidarietà, che sono il più importante patrimonio educativo della nostra stupenda Carta costituzionale".

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