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Questa mattina il Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari e il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Foggia, unitamente al Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza e ai Nuclei Operativi Ecologici dei Carabinieri di Bari e Pescara e con l’ausilio di un elicottero della Sezione Area della Guardia di Finanza di Bari, hanno eseguito due arresti in carcere, uno ai domiciliari e tre divieti di dimora, per lo stoccaggio illecito di una ingente quantità di rifiuti solidi prevalentemente provenienti da comuni della provincia di Caserta, in siti all'aperto o all'interno di capannoni industriali reperiti nelle province di Foggia e Chieti. Le misure cautelari sono state emesse dal gip del Tribunale di Bari.
I rifiuti misti, classificabili come scarti della raccolta differenziata, cosiddetti 'fine nastro', venivano scaricati e ammassati in capannoni industriali oppure accatastati in un'area recintata con muri alti oltre 4 metri, allo scopo di evitare che la discarica abusiva fosse visibile dalla strada.
Secondo quanto emerso nelle indagini figura di vertice e punto di riferimento dell'organizzazione sarebbe stato un imprenditore pregiudicato di San Severo che, in collaborazione con uno dei suoi fratelli (un terzo è indagato a piede libero), titolari di imprese nel settore del recupero di cascami e rottami metallici, e di due imprenditori casertani, anch'essi fratelli, che operano nel settore dei servizi logistici, ha pianificato sistematicamente e dettagliatamente, con ripartizione di ruoli e compiti, anche nel periodo in cui era sottoposto a misura restrittiva domiciliare per reati della stessa specie accertati in una precedente indagine condotta dall'Arma dei Carabinieri, il trasporto dalla provincia di Caserta a quella di Foggia e di Chieti delle 'balle' di rifiuti misti, inquinando l'ambiente.
L'indagine è iniziata dopo un sequestro, a marzo 2018, da parte dei finanzieri della Compagnia di San Severo, di una discarica abusiva realizzata all'interno di un capannone industriale, dove erano state ammassate illecitamente 600 tonnellate di eco-balle di rifiuti indifferenziati riconducibili, come accertato dal personale dell'Arpa Puglia e dal consulente tecnico della Procura di Foggia, a scarti tessili, di plastica, gomma, legno, carta, che avevano diffuso esalazioni nauseabonde avvertite da fine agosto 2017.
A settembre 2018 è stata individuata una seconda discarica abusiva all'interno di un'area recintata di circa 3.500 metri quadrati, sempre nelle campagne di San Severo, di proprietà della famiglia dei fratelli sanseveresi indagati, dove erano state accatastate circa 10.000 tonnellate di balle di scarti di lavorazioni tessili, mischiati a plastiche ed altri rifiuti di 'fine nastro' che nel tempo avevano rilasciato percolato sul suolo. Si è materializzata l'esistenza di una movimentazione abituale e sistematica, oltre che illecita, di rifiuti speciali derivanti dallo scarto della raccolta dei rifiuti solidi urbani, provenienti dalla Campania, finalizzata ad un loro smaltimento in discariche abusive.
Perciò, a quel punto, nelle indagini è subentrata la Procura Distrettuale Antimafia di Bari e si è affiancato anche il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri del capoluogo pugliese e di Pescara giungendo al sequestro di ulteriori due discariche abusive di rifiuti speciali non pericolosi, realizzate all'interno di due capannoni, il primo nella zona industriale di Vasto (Chieti), di circa 1.250 metri quadrati, dove i carabinieri a ottobre 2018 si sono imbattuti in un muro di 1.500 tonnellate di eco-balle alto 6 metri, maleodoranti, in cui erano compattati rifiuti misti, prevalentemente contenitori e imballaggi anche di sostanze pericolose; il secondo, di 1.600 metri quadrati, nelle campagne del comune di Chieuti (Foggia), dove a novembre 2018 sono state rinvenute ammassate, a una altezza di 5 metri, 1.000 tonnellate di eco-balle costituite da scarti degli impianti di selezione e valorizzazione dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata urbana. Le vetrate del capannone erano state opportunamente oscurate per impedire che dall'esterno potessero essere visibili le cataste di rifiuti.

Sequestrate 13mila tonnellate di rifiuti speciali
Nel corso dell'operazione sono stati anche sequestrati 13 mila tonnellate di rifiuti speciali solidi non pericolosi (compattati in eco-balle), trasportati dalla Campania in Puglia e in Abruzzo. Sigilli anche a 3 capannoni industriali. Invece di essere portati in discarica i rifiuti venivano collocati in aree e depositi non autorizzati. La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bari ha disposto il sequestro di beni e rapporti finanziari degli indagati per un valore di 1.635.282 euro, corrispondente alla stima del profitto illecito conseguito. Le stesse evidenze investigative sono state approfondite sul piano economico patrimoniale dal Servizio Centrale Investigazioni Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza e dalla Compagnia di San Severo. La ricostruzione economico-patrimoniale dei beni e delle disponibilità riconducibili agli appartenenti all'organizzazione, ha permesso di evidenziare il profitto illecito, in termini di costi di smaltimento in discarica non sostenuti. La Dda ha disposto il sequestro preventivo d'urgenza, eseguito oggi, di 4 compendi aziendali; 4 quote societarie; 4 fabbricati; 9 terreni; 4 polizza vita; 38 rapporti finanziari; fino appunto a un valore di 1.635.282,00 euro.

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