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Armati di pale e picconi, i residenti della zona a ridosso del Parco archeologico di Centocelle, a Roma, hanno dovuto scavare solo per un paio di metri prima di scoprire cumuli di rifiuti speciali, sotterrati nell’ex campo rom Casilino 900. Il ritrovamento è avvenuto lo scorso venerdì, 26 marzo.
“E se vengono a scavare come si deve, trovano anche di peggio” ha garantito uno storico autodemolitore regolare di via Togliatti, Tonino La Marra
Nel febbraio 2010 a Roma, tra la via Casilina e viale Palmiro Togliatti, era stato sgomberato il campo nomadi più grande d’Europa, il Casilino 900, che ospitava circa 600 persone. Dopo la chiusura della zona da parte del sindaco Alemanno e del prefetto Pecoraro, sarebbero dovute iniziare le operazioni di bonifica per trasformarla in un parco. Ma evidentemente ciò non è stato fatto, perché qualche giorno fa alcuni cittadini ed imprenditori delle demolizioni hanno deciso di agire, per smentire le rassicurazioni ricevute dalle autorità negli scorsi anni.
Da tempo resistevano ai cattivi odori provenienti dal parco e le loro preoccupazioni sono state finalmente confermate dal ritrovamento di rifiuti di ogni tipo. Mattoni e scarti edili, vestiti, borse, plastica, stampelle, catrame, ferro e tanti pannelli di legno sono alcuni degli oggetti rinvenuti solo pochi metri sotto i loro piedi. 
“Questo è quello che c’è se si scava. Se è stata fatta una bonifica, questo materiale non differenziato qui sotto non ci deve stare. E se vengono a scavare come si deve, trovano anche di peggio” ha affermato, appunto, Tonino La Marra. L’esperto autodemolitore della Togliatti ha conservato, inoltre, le foto che dimostrano come la conformazione del territorio sia cambiata: ora ci sono colline e terrapieni che prima non c’erano e che potrebbero nascondere enormi quantità di rifiuti tossici. 
L’Agenzia di Stampa Dire aveva riportato che qualche giorno dopo lo sgombero del campo “i resti degli abbattimenti insieme ai rifiuti abbandonati dai rom non furono portati via, ma spostati e accatastati con cura in una grande gola, in parte naturale e in parte spianata dalle ruspe”. 
Alessandro Moriconi, assessore all’Ambiente del Municipio V di allora, ha ricordato: “Nei giorni successivi allo sgombero il cancello era rigorosamente chiuso e vigilato dalla Polizia di Roma Capitale e non si poteva accedere. C’erano camion che andavano e venivano. Hanno portato via i primi 40 metri sul lato Casilina, tutto il resto è stato abilmente interrato”. 
Come ha testimoniato anche lo stesso La Marra: “Quando vidi questi movimenti, presi il telefonino e iniziai a riprendere. Quello che è successo qui sotto lo potevamo vedere in pochi, perché solo noi affacciamo su questo tratto di parco. All’epoca chiamai il dipartimento Tutela ambientale di circonvallazione Ostiense ma mi risposero in malo modo. Poi chiesi agli operai al lavoro: qualcuno mi disse che dovevo farmi gli affari miei, qualcun altro che quello era il loro lavoro e sapevano cosa fare”. 
L’assessore Morriconi ha aggiunto che al tempo “non è trapelato niente. Per me c’è stata una volontà dell’allora amministrazione, quella di Alemanno, di cercare lo scoop dello sgombero del campo rom abusivo e basta. A noi del Municipio non venne data alcun tipo di comunicazione, fu gestito tutto a livello centrale dal Comune di Roma”. 
L’agenzia Dire aveva intervistato l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, rispetto a tali accuse. L’allora primo cittadino le aveva però respinte: “Questa è una notizia falsa. Quei rifiuti non sono più lì. Mi sono informato. La cooperativa che era stata incaricata di sgomberare, sotto la direzione del Prefetto e delle Polizia Municipale, in un primo momento ha fatto lo stoccaggio a cui si riferiscono quelle immagini, mettendo teloni sotto, sopra e coprendoli provvisoriamente. Dopo di che ci fu una denuncia e successivamente tutto quel materiale è stato portato via. Non sta più lì, ci furono degli accertamenti. Quel materiale è stato totalmente sgomberato sotto la mia Amministrazione, quindi quello che dicono è una cavolata, per non dire altro”. 
L’intervento dei cittadini ha screditato però palesemente le parole di Alemanno. Il danno all’area circostante sembra, infatti, avere dimensioni impressionanti, tenendo anche conto della vastità dell’ex campo che sembra essere stato interrato, piuttosto che bonificato. Non è la prima volta che Roma si trova ad affrontare un’emergenza rifiuti, ma in questo caso ci troviamo di fronte ad una vera e propria discarica sotterrata ed un potenziale disastro ambientale. 
Solo qualche mese fa, nel maggio 2020, sono state 27 le misure cautelari emesse dalla Dda di Roma, con l'accusa di traffico illecito di rifiuti e riciclaggio.
I sistemi di smaltimento illegale, per la maggior parte delle volte controllati e gestiti dalla criminalità organizzata, sono l’esempio più lampante e diretto dell’avvelenamento che l’uomo compie nei confronti della Terra. In un anno l’Italia produce 30 tonnellate di rifiuti, che in buona parte vanno ad arricchire il complesso traffico di rifiuti gestito dalle mafie. 
La distruzione della natura ad opera della criminalità organizzata sta condannando rapidamente l’umanità ad una vera e propria catastrofe ambientale, che si avvicina sempre più all’essere irreparabile. 

Foto © Imagoeconomica

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