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Visto tra Sferracavallo e Partanna Totò Graziano, conoscitore di segreti di Cosa Nostra, potrebbe essere tornato a fare affari nell’edilizia

Totò Graziano, storico costruttore e riciclatore di Cosa nostra, sarebbe tornato in attività, sempre nel settore dell’edilizia e sempre nella sua Palermo. Come riporta La Repubblica, sarebbe stato visto tra Sferracavallo e Partanna Mondello, due delle località turistiche più in auge della città, dando disposizioni ad alcuni operai. Di lui parlavano poco tempo fa, intercettati, i boss del mandamento di Tommaso Natale, Francesco Paolo Liga e Vincenzo Taormina. “Qua c’era una guerra… Totuccio lo voleva fare lui… e invece lo vuole fare Palumeri”. Graziano puntava a gestire i lavori di sbancamento in un cantiere di via dell’Olimpo per quattro villette incontrando però l’opposizione ferma di Francesco Palumeri, costruttore e capomafia di Partanna Mondello. “Qua c’è una guerra”, ripetevano. Una "guerra" per le villette che ha vinto Totò Graziano come emerge dalle indagini dei carabinieri coordinate dalla procura di Palermo. Quella volta si mosse il capo del mandamento, Nunzio Serio, per sostenere le ragioni di Graziano. Mentre Palumeri era sempre più nervoso, Graziano gli aveva mandato un ambasciatore, per dettare le condizioni. Palumeri lo cacciò in malo modo. Graziano pretendeva anche le scuse sollecitando anche il capo mandamento che però non lo assecondò. A fine gennaio, i carabinieri hanno arrestato Palumeri e altri mafiosi del mandamento di Tommaso Natale. Nell’ordinanza di custodia cautelare, si fa riferimento all’intercettazione sulla "guerra" per le villette di via dell'Olimpo. Affari che riportano la mente indietro nel tempo, agli anni '70, quelli del "Sacco di Palermo" di Vito Ciancimino, del cemento, delle costruzioni abusive e dei grigi palazzoni che cambiavano i connotati gotico-rinascimentali del capoluogo siciliano. Totò Graziano era uno dei costruttori più in voga di quel tempo. All’epoca era vicino al vertice del clan di Partanna Mondello, rappresentato da Rosario Riccobono. Di Cosa nostra conosceva gli interessi economici e soprattutto i segreti, sparsi fra la Svizzera e l’Africa Maghrebina. Imputato al maxi processo istituito da Giovanni Falcone e Paolo Bosellino e assolto dalla misteriosa vicenda del delitto dell’ex poliziotto Emanuele Piazza, nel 1998, la polizia mise fine alla sua latitanza a Rabat, in Marocco, dove si nascondeva. Oggi il costruttore ha pagato il suo debito con la giustizia. Ma pare che la passione per l’edilizia non sia andata via nonostante gli anni. E’ veramente tornato a fare affari Salvatore Graziano? Difficile rispondere con certezza. Ad ogni modo qualche avvisaglia di un ritorno alle origini di Cosa nostra l’abbiamo. Ce ne parla la Dia nella relazione semestrale gennaio-giugno 2020 in cui scrive di una Cosa nostra che guarda all'antico, tra “vecchi nomi” e “scappati”. Graziano in questo caso potrebbe appartenere ad entrambe le categorie. E’ stato una delle figure centrali di Cosa nostra del tempo ed era uno degli “scappati” - non nel senso fisico come gli Inzerillo che fuggirono oltreoceano, ma nel senso di schieramento perché passò con i “vincenti” corleonesi - dopo la seconda guerra di mafia, in cui, tra gli altri, venne ucciso Rosario Riccobono con il quale era legato.

Foto d'archivio © Imagoeconomica

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