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Successore del fratello di John, Peter stava scontando 25 anni di carcere in North Carolina

In vita è stato sempre considerato l’anello debole della famiglia Gambino

E’ morto all’età di 81 anni in una prigione del North Carolina, dove stava scontando una pena di 25 anni di carcere, il gangster di origine siciliana Peter Gotti. Il boss era l’ultimo capo della famiglia mafiosa dei Gambino e successore del boss John Gotti. Gotti è deceduto per cause naturali presso il Federal Medical Center di Butner. Nato nel Bronx, era dietro le sbarre da oltre 17 anni e stava cercando da un anno di ottenere permessi per una scarcerazione anticipata per motivi di salute. I giudici però avevano rifiutato l’istanza perché consideravano l’ultimo dei Gotti ancora socialmente troppo pericoloso, capace di organizzare racket criminali.
"Abbiamo davvero paura che stia morendo, sente che sta accadendo", aveva scritto il suo avvocato James Craven nel dicembre 2019. L'ex mafioso e confidente di Peter, Lewis Kasman, ha spiegato da parte sua che aveva avuto problemi alla tiroide ed era cieco da un occhio.

L’anello debole dei Gotti
Peter Gotti lavorava per una società privata di raccolta della spazzatura, uno dei business della Mafia, e svolgeva incarichi minori come raccogliere il pizzo dai negozianti, quando il fratello divenne il capo della più potente famiglia criminale si vide assegnare ruoli sempre più importati. Ma il regno di John finì nel ‘92, quando fu condannato all’ergastolo per l’omicidio del boss Paul Castellano. A condanna si arrivò grazie alla testimonianza determinante del vice di John Gotti, Salvatore “Sammy the Bull” Gravano, che quel giorno era in auto con lui ad assistere all’esecuzione. Arrestato, anni dopo, per altri reati, tradì il suo capo per ottenere uno sconto di pena.
Peter si ritrovò così tra le mani lo scettro di capo dei capi, inizialmente eterodiretto dal carcere dal fratello (che morirà di tumore dieci anni dopo, dietro le sbarre). Peter non aveva tuttavia la capacità organizzativa e la durezza di John: i suoi luogotenenti erano scontenti anche perché la famiglia criminale dei Lucchese prese, a un certo punto, il sopravvento sui Gambino, approfittando della loro debolezza. Peter, poi, finì in carcere poco dopo la morte del fratello.
Sono simbolo delle sue scarse capacità i suoi falliti tentativi di vendicare il fratello uccidendo il traditore, Salvatore Gravano. Lui, sapendo di essere nel mirino, si era rifugiato in Arizona. I due uomini che Gotti aveva messo alle sue calcagna provarono a eliminarlo prima sparandogli con un fucile da caccia, poi con una mina da far esplodere in strada con un comando a distanza. Tentativi tutti falliti, compreso l’ultimo: una lettera-bomba che gli fu recapitata dopo che Gravano era finito in carcere per un traffico di ecstasy. Peter fu, come detto, un capo debole: cercando paragoni cinematografici, come avviene spesso per le storie di Mafia, qualcuno lo aveva avvicinato alla figura di Fredo ne "il Padrino", il figlio più debole di Don Vito Corleone.

In foto: la foto segnaletica di Peter Gotti del 1990 © FBI

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