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Sull'importazione, la detenzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti vi è un "sostanziale monopolio delle mafie tradizionali" e il "traffico nazionale e internazionale costituisce la prima fonte di arricchimento illecito delle organizzazioni criminali del nostro Paese". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, in audizione alla Commissione Giustizia della Camera, dove sono all'esame alcune proposte di legge in materia di contrasto al traffico illecito di Droga. "In Italia - ha evidenziato il magistrato - il traffico di sostanze stupefacenti frutta alle organizzazioni criminali 30 miliardi di euro all'anno. Un dato fermo ad alcuni anni fa. Il traffico di sostanze stupefacenti è una lucrosa attività: ad ogni passaggio, dall'origine al consumo finale, il valore della merce si moltiplica per tre volte".
Secondo il Procuratore nazionale antimafia per il contrasto al traffico dello stupefacente "sarebbe auspicabile un intervento legislativo mirato ad aggiornare in modo organico e sistematico l'intero complesso normativo" più che intervenire per singoli segmenti. L'impianto normativo ha ricordato Cafiero de Raho "è vetusto, di oltre 30 anni, ed è stato modificato da molteplici e spesso contrastanti interventi legislativi oltre che interventi interpretativi della Suprema Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale che hanno spesso operato richiami al principio di offensività e proporzionalità delle pene".
Nella sua relazione de Raho ha evidenziato come nel 2019 sono stati sequestrati oltre 54.600 kg di sostanze stupefacenti: nel 43% dei casi si è trattato di marijuana, nel 38% di hashish, nel 15% di cocaina. Inoltre sono state sequestrate oltre 223mila piante di cannabis. Rispetto al 2018, ha sottolineato il capo della Procura nazionale antimafia, i sequestri di droghe leggere e piante di cannabis risultano in calo (-73% hashish, -39% marijuana, -57% piante), mentre sono in crescita quelli di cocaina (+127%) e di droghe sintetiche (+95%). "Tutto ciò dimostra l'evidente sforzo delle forze di polizia e dell'Autorità giudiziaria nel contrasto al narcotraffico - ha spiegato de Raho - anche se non sono chiare le ragioni della riduzione, anche forte, dei sequestri di droghe leggere, a fronte di un mercato in continua espansione, forse le organizzazioni criminali hanno trovato rotte diverse, o non ancora pienamente intercettate".
De Raho ha anche espresso una considerazione sull'eventuale liberalizzazione delle droghe leggere: "Il discorso sulla liberalizzazione delle droghe leggere è molto complesso e coinvolge molti aspetti. Certamente si toglierebbe alla criminalità organizzata una fetta di mercato. Ma poi bisognerebbe valutare se ciò sarebbe sufficiente a ritenere utile la liberalizzazione o se altre potrebbero essere le conseguenze come la moltiplicazione di consumo, il coinvolgimento dei più giovani. Sono questioni che vanno affrontate guardando tutti gli aspetti. Al momento non sarebbe facile adottare una determinazione su questo tema".
In merito al possibile arresto in flagranza nell'ambito della normativa riguardante gli stupefacenti, vi è una norma che consente di ritardare l'arresto o il sequestro proprio per motivi di indagine. "Ampliare i casi di arresto in relazione a coloro che fanno parte della filiera a un livello più basso - secondo il Procuratore nazionale antimafia - potrebbe comportare una sottrazione di risorse per quello che invece è il compito più difficile e significativo: individuare le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico. Risulta - ha infine concluso - necessario mantenere un equilibrio fra ipotesi allargate di arresto con ipotesi che consentono invece un'attività ad ampio raggio di poliziotti e magistrati considerando che le risorse non sono infinite".

Foto © Flickr/Marco Verch Professional Photographer

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