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'Titolo Quinto' revoca l'invito al Presidente della Commissione Parlamentare antimafia

Continuano gli attacchi nei confronti di Nicola Morra. Ieri sera il presidente della commissione Antimafia sarebbe dovuto intervenire in diretta al programma “Titolo quinto” in onda su Rai 3, ma la sua partecipazione è stata annullata all’ultimo minuto. Il motivo di questa decisione inattesa avrebbe a che vedere con le parole pronunciate dal senatore su Radio Capital in merito all’ex governatrice di Forza Italia Jole Santelli, venuta a mancare lo scorso mese dopo una lunga malattia, e all’elettorato calabrese. Parole che, secondo Morra, sono state “strumentalizzate”. Nonostante i chiarimenti e le scuse le polemiche non sono cessate, così come non sono cessate le richieste, da parte del centrodestra, di dimissioni del senatore. Ora però, ad aggiungersi a questi attacchi, è giunta anche la “censura” della Rai, come l’ha descritta la vicepresidente del Senato, Paola Taverna. “Essendo arrivato a Napoli presso gli studi RAI per partecipare alla puntata odierna di Titolo Quinto ho appreso dalla vicedirettrice di RAI 3 che per decisione della Direzione di Rete veniva annullata la mia partecipazione al programma”, ha scritto ieri sera su Facebook Morra affermando di aver ricevuto la notizia sulla cancellazione della sua ospitata alla trasmissione mentre veniva microfonato nel camerino. “Questo è il Paese dell’ipocrisia e dei sepolcri imbiancati in cui forse qualcuno, facendo servizio pubblico, reputa che il presidente di Commissione Antimafia, piuttosto che essere severamente esaminato dai giornalisti, come è doveroso fare, debba essere semplicemente escluso dalla partecipazione ad una trasmissione”, è stato il commento amaro del presidente dell’Antimafia alla vicenda. “Il servizio pubblico può tranquillamente intervistare il figlio di Totò Riina e Salvatore Buzzi, però il presidente della Commissione Antimafia non può essere scartavetrato dai giornalisti". “Io accetto di essere scartavetrato dai giornalisti, perché questo è il compito del giornalismo”, ha aggiunto Morra. “Credo che ci sia una riflessione da fare sullo stato della democrazia in alcune aziende che un tempo erano le prime aziende culturali del Paese e lo dico sapendo che la mia forza politica è stata in qualche modo chiamata a governare l’amministrazione della Rai, facendo delle scelte, perché il Consiglio di amministrazione è figlio dell’esperienza di governo in cui il M5s è stato forza di governo”. Nicola Morra ha poi risposto alle richieste di dimissioni avanzate da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega. “Fare un passo indietro e dimettermi da presidente della Commissione Antimafia? Piacerebbe a tanti. Io invece penso che anche quello che è avvenuto ieri sia un episodio di una certa strategia, perché quando dai fastidio, Cosa nostra, la ‘Ndrangheta ci hanno insegnato che bisogna poco alla volta sporcare, infangare, delegittimare”. Sulla vicenda nelle ultime ore è arrivata una nota della Rai che si “rammarica” per le “modalità” con cui è stata comunicata la decisione che, sottolinea, “è stata presa ieri sera dalla Rai poiché da ore era in corso un dibattito particolarmente acceso su un argomento molto delicato che coinvolgeva i malati oncologici”. “Al di là delle singole opinioni, la Rai, come servizio pubblico, pur nella consapevolezza della difficoltà di prendere una decisione - si legge ancora nella nota - che sarebbe stata comunque controversa, ha preferito adottare una linea di massima prudenza e tutela ed evitare di alimentare le molte polemiche che si stavano sviluppando su un tema così complesso”. Nel frattempo però il Movimento 5 Stelle, il Partito Democratico e Italia Viva, che nel merito aveva preso le distanze dalle frasi di Morra sull’ex presidente della Regione Calabria, si stanno schierando in difesa del senatore contro viale Mazzini. “La Rai, in quanto emittente pubblica, deve rimanere imparziale e permettere a tutti di esprimere le proprie posizioni. In questi anni sugli schermi della televisione pubblica sono transitati assassini, mafiosi, parlamentari impresentabili e politici condannati. Tutto ciò nel solco del principio secondo il quale va offerta agli italiani un’informazione più completa possibile”, ha affermato il capogruppo al Senato Ettore Licheri. “Trovo quindi stupefacente che il maglio dell’oscurantismo televisivo sia caduto proprio sulla figura del presidente dell’Antimafia”. Licheri ha detto di temere che “la censura sia scattata sul resto delle riflessioni del presidente Morra, liste di impresentabili prodotte dalla Commissione Antimafia che vengono ignorate e vecchi partiti che continuano, nonostante le segnalazioni, a candidare persone che poi finiscono agli arresti come Tallini”.
Per il deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, il precedente creato dai vertici Rai è “gravissimo” e si tratta del “punto più basso toccato negli ultimi anni” perché viale Mazzini “dovrebbe fare giornalismo e informazione, non politica”, ha scritto su Facebook l’esponente renziano. “Invece di informare, di mettere giornalisticamente - ha aggiunto Anzaldi - alle strette Morra, il servizio pubblico ha abdicato al suo ruolo e ha preferito censurarlo, con una decisione peraltro arrivata solo dopo le esplicite richieste del centrodestra di annullare l’intervista. Una decisione politica, non giornalistica”. “Questa è l’autonomia giornalistica dei conduttori e delle reti del servizio pubblico? Da chi è arrivato l’ordine di censurare Morra, da Salini, da Foa o da entrambi? - si è chiesto Anzaldi - In ogni caso la responsabilità ricade sull’amministratore delegato. La commissione di Vigilanza deve urgentemente occuparsi del caso”.

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