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targa vittime moby prince c imagoeconomica 220121I familiari delle vittime non ci stanno: "Certi sia stata una strage"

Nulla da fare per la causa risarcitoria promossa dai familiari delle 140 vittime contro lo Stato ritenuto responsabile, attraverso le sue articolazioni periferiche, della morte a bordo del traghetto Moby Prince andato a fuoco il 10 aprile 1991, dopo la collisione con la petroliera Agip Abruzzo nella rada del porto di Livorno. Il tribunale civile di Firenze non ha riconosciuto ai parenti il diritto al risarcimento in quanto, scrive il giudice Massimo Donnarumma nel provvedimento, "nel caso sottoposto alla nostra cognizione" lo stesso "deve ritenersi prescritto per il decorso del termine di due anni dalla data della sentenza della corte di appello penale di Firenze divenuta irrevocabile" dal 5 febbraio 1998. La notizia è riportata dalla stampa locale. La causa era stata intentata alla luce delle conclusioni della commissione parlamentare d'inchiesta sulla tragedia che, tuttavia, per il giudice fiorentino "non ha disvelato verità e certezze nuove" ma si tratta di "un atto politico che non supera quanto è stato già accertato a livello penale". Opposta la valutazione di Loris Rispoli, presidente di una delle due associazioni dei familiari delle vittime: "Le conclusioni della commissione d'inchiesta per noi sono importanti perché hanno fatto emergere un documento in cui Navarma e Snam (a cui apparteneva la petroliera) si accordarono per pagare i risarcimenti ai familiari (Navarma) e il danno ambientale (Snam) senza approfondire le rispettive responsabilità sul disastro. E abbiamo la certezza che sia stata una strage e ora la magistratura deve mettersi all'opera per stabilire la verità".

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