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Stava uscendo dal seggio del Palazzo Nieddu di Locri, aveva appena depositato il suo voto, quando improvvisamente viene raggiunto da cinque colpi di una calibro 9×21.
Era il 16 ottobre 2005, il giorno delle primarie dell’Unione. In quell’androne di Corso Vittorio Emanuele, accasciato a terra, c’era Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio Regionale (ruolo per il quale era stato eletto solo sei mesi prima).
Fortugno, classe 1951, laureatosi in medicina nel 1975, specializzato in chirurgia generale e medicina legale, fu assessore a Reggio Calabria dal 1996 al 1999, dal 1999 al 2001 vicesindaco di Locri nella giunta di Giuseppe Lombardo e consigliere regionale col gruppo di Francesco Rutelli, ruolo che ricoprirà infine nel 2005 sotto la presidenza di Agazio Loiero.
Per il suo assassinio la sentenza della Corte d’Assise di Locri, emessa il 2 febbraio 2009, condannò all’ergastolo Alessandro Marcianò ed il figlio Giuseppe, rispettivamente caposala dell’ospedale locrese e infermiere nella medesima struttura, quali mandanti dell’omicidio; Salvatore Ritorto, quale esecutore materiale e il suo coetaneo, Domenico Audino, quale fiancheggiatore a guida del mezzo che trasportava il killer.
Tutte le condanne furono confermate in Cassazione, il 3 ottobre 2012 per Giuseppe Marcianò, Ritorno, Audino e il 17 luglio 2013 per Marcianò padre.
La morte di Francesco Fortugno, scomodo ostacolo al soddisfacimento delle istanze criminali, ha aperto la strada ad una nuova rivoluzione culturale in Calabria con la nascita di associazioni antimafia come “Ammazzateci tutti”. Associazioni nate con l’obbiettivo primario di non lasciare più isolati coloro che preferiscono non piegarsi a quelle perverse logiche di connivenza con il crimine organizzato.

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