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Il 27 settembre l’imprenditrice palermitana e la sua famiglia hanno ricevuto l’ennesima minaccia a morte da parte della Mafia

Lo scorso 7 ottobre su Rai1 è andato in onda il programma “Storie Italiane” condotto da Eleonora Daniele e come ospite della trasmissione è tornata a parlare Valeria Grasso, l’imprenditrice palermitana che sei anni fa si era ribellata al pizzo. Nonostante le minacce subite aveva sporto denuncia, riuscendo così a fare arrestare 25 esponenti del clan Madonia a Palermo.
Da quel giorno lei e i suoi figli vivono come degli invisibili, sotto la costante minaccia della vendetta mafiosa. «Da quel momento - aveva raccontato un po' di tempo fa - per me comincia l'inferno: sul muro della mia palestra trovo tre croci nere, erano per i miei figli. Mi tranciano i cavi della luce, entrano a casa e rubano un quadretto con la foto dei miei bambini, allora avevano 5, 11 e 13 anni. Un giorno vengono a prenderci i carabinieri e ci portano in una località segreta, nel giro di due ore abbiamo dovuto lasciare casa. In alcune intercettazioni quelli del clan parlavano di me: questa va eliminata, dicevano. ‘Mamma, cosa hai combinato?’, mi chiedevano i miei figli. Abbiamo girato varie città. Vivevamo da fantasmi. Ma io ho fatto il mio dovere, pensavo, perché devo scontare questa pena? Chi la restituirà l'adolescenza ai miei figli? E la libertà perduta? Ma rifarei tutto».
Lo scorso 27 settembre a Valeria è stata recapitata l’ennesima minaccia di morte: quattro croci disegnate sul muro di casa sua. In quell’occasione è stato fatto un nuovo appello alle autorità competenti senza ricevere nessuna risposta concreta. “Valeria è ancora una volta in televisione per chiedere protezione, è qui perché nessuno le dà voce, nessuno l’ascolta - ha detto Eleonora in apertura - Queste quattro croci dove le hai trovate?”
“Le ho trovate davanti al muro della porta di ingresso di casa mia”, ha spiegato Valeria raccontando l’accaduto, “tendo a precisare che io abito al terzo piano, quindi qualcuno è riuscito ad arrivare lì indisturbato. Il mio appartamento è proprio l’ultimo di un corridoio per cui non puoi arrivare lì se non sai che esiste, perché è proprio l’ultimo”. E ha continuato: “La stessa tipologia, le stesse croci, lo stesso ordine, l’ho ricevuto cinque anni fa”.
Ricordiamo che le croci non sono state l’unica minaccia subita dall’imprenditrice: “L’anno scorso”, ha spiegato l’imprenditrice, “più o meno nello stesso periodo, mi fecero trovare un sacchetto appeso al ramo di un albero con dentro un piccione morto. L’albero si trova fuori dal ristorante del mio compagno e sta accanto al tavolo dove di solito siedo quando mangio lì. I carabinieri anche allora mi spiegarono che nel linguaggio della mafia si tratta di una chiara minaccia di morte. Ma anche allora non cambiò niente”.
Il nostro Stato è tristemente famoso per lasciare spesso soli i cittadini onesti che danno la faccia per denunciare la mafia, come nel caso dell’imprenditrice Valeria Grasso: “Io esco a fare il mio senza provocare nessuno, senza sfidare nessuno, ma solo a incitare gli altri a essere cittadini liberi e onesti. Finché vivo (e non so quanto sarà) io la mia vita la dedicherò a incitare gli altri ad essere liberi, non a essere schiavi della mafia né di nessun tipo di violenza - ha continuato - la cosa più grave che ho sentito, sempre da uomini dell’Arma è che era stato avvisato il Viminale nella persona del Prefetto Frattasi, il quale aveva garantito tempestivamente di attivare tutte le misure. Otto giorni dopo senza aver ricevuto alcuna risposta sono andata al Viminale a incontrare il Prefetto, il quale mi ha ricevuta e gli ho detto: Buon giorno io sono Valeria Grasso mi conosce? No io non la conosco”.
Se fosse vero quello che ha raccontato in diretta la Grasso questo sarebbe un ennesimo schiaffo alle richieste di aiuto di un’onesta cittadina, colpevole di non aver chinato il capo davanti alla prepotenza mafiosa, ma soprattutto colpevole di averla denunciata.
La trasmissione, durata appena diciotto minuti, si è conclusa con l’ultimo intervento di Valeria, che ha lanciato per l’ennesima volta un appello alle istituzioni del nostro Paese: “Io ritengo che il mio appello sia questo e vale per tutti quelli che hanno ricevuto minacce di morte. Per me è inaudito che io con i miei figli viaggiamo con un mezzo non blindato. A questo punto mi sento responsabile per i due militari che giornalmente ci accompagnano”. Speriamo che questa volta le parole di Valeria non rimangano inascoltate.

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