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I finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro, congiuntamente agli uomini dello Scico della Guardia di Finanza di Roma e sotto il coordinamento della Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, hanno eseguito stamane 7 provvedimenti di sequestro di beni, per un valore di oltre 55 milioni di euro, nei confronti di Antonino Accorinti, Antonio Accorinti, Francesco Marchese, Salvatore Muggeri, Giuseppe Francesco Bonavita, Emanuele Melluso, Simone Melluso, Filippo Niglia, Salvatore Prostamo, e Saverio Sergi, tutti ritenuti affiliati o contigui al clan Accorinti di Briatico (Vv), satellite della più potente cosca Mancuso di Limbadi (Vv). Il decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di Catanzaro, riguarda 67 fabbricati, 16 terreni, quote sociali relative a 8 aziende e complessi aziendali di 7 società operanti prevalentemente nel settore turistico/alberghiero, 6 ditte individuali del settore edile, immobiliare e vendita al dettaglio di ortofrutta e generi di monopolio, un'associazione sportiva di calcio, quattro motonavi, diciannove automezzi, sette autobus e diversi rapporti bancari e finanziari. I beni immobili e le società colpite si trovano nelle province di Vibo Valentia e Cosenza. Tra i beni oggetto di sequestro figurano anche un lussuoso villaggio turistico di Briatico, un complesso residenziale di Zambrone (Vv), tre società di navigazione titolari di imbarcazioni e di un sommergibile utilizzati nel settore turistico per il trasporto dei passeggeri. Le indagini patrimoniali condotte dagli investigatori del Gico del nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro e dello Scico della Guardia di Finanza di Roma, prodromiche all'emanazione dei provvedimenti di sequestro, hanno consentito di ricostruire in capo agli indagati ingenti patrimoni, i cui valori sono risultati sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati o alle attività economiche svolte dagli stessi e dai loro familiari.
I soggetti colpiti dal provvedimento di sequestro erano già stati coinvolti nell'operazione "Costa Pulita", che nell'aprile 2016 ha portato al fermo di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto illegale di armi e sostanze esplodenti. L'operazione "Costa pulita", avviata nei primi mesi del 2013, aveva riguardato numerosi soggetti appartenenti o contigui al clan Mancuso e alle consorterie collegate Accorinti, La Rosa e Il Grande, operanti nei comuni del litorale tirrenico della provincia vibonese. L'indagine aveva anche lambito contesti politici locali, in particolare di passate amministrazioni dei comuni di Briatico e Parghelia (Vv). Nel mirino del clan Accorinti, inoltre, era finito anche il giornalista Pietro Comito, che in un articolo, oltre a raccontare dei festeggiamenti di alcuni capibastone dopo le elezioni amministrative, aveva parlato di un assessore che aveva svolto il ruolo di autista per un boss. Nel 2018, il processo "Costa Pulita" si era concluso in primo grado con una serie di condanne, per un totale di 218 anni di carcere, nei confronti di 30 imputati.

Fonte: Adnkronos

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