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"Lo dissi anche a Basentini, ma lui minimizzò"
di AMDuemila
"Sono venuta a conoscenza della circolare solo dopo che era stata emanata. So che Romano (ex direttore generale dell'Ufficio detenuti e trattamento del Dap, ndr) era in quarantena fiduciaria, io non ero in ufficio il giorno in cui è stata firmata la circolare e credo di esserne venuta a conoscenza il martedì successivo in modo abbastanza casuale. Il direttore generale detenuti Giulio Romano mi ha detto di aver emanato una nota in cui, oltre alle condizioni di salute, dovevano essere fornite anche le relazioni comportamentali, ecc. Sono rimasta stupita e ho comunicato le mie perplessità: il proposito era buono ma per me bisognava fare dei distinguo sui detenuti in alta sicurezza, dissi che rischiavano di far uscire persone pericolose del circuito dell'alta sicurezza. Ma Romano riteneva che non sarebbe accaduto perché c'è un magistrato di sorveglianza che valuta la pericolosità del soggetto. Il che poi è vero, perché io ho letto le motivazioni dei 'no' pronunciati da alcuni magistrati di sorveglianza: diciamoci la verità, per un detenuto al 41 bis il rischio contagio è praticamente uguale a zero".
Sono queste le parole del direttore dell'Ufficio V - direzione generale detenuti e trattamento - del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (Dap), Caterina Malagoli, sentita ieri dalla Commissione antimafia che sta cercando di ricostruire la vicenda delle scarcerazioni durante il Coronavirus.
In particolare la funzionaria è stata ascoltata in merito alla circolare del Dap del 21 marzo ("una nota interna, non formalmente una circolare" ha premesso Malagoli) con cui si invitava i direttori degli istituti penitenziari a segnalare al magistrato di sorveglianza i detenuti over70 a rischio di contagio Covid per altre patologie.
Quel documento, secondo diversi addetti ai lavori, avrebbe in qualche maniera dato impulso alle scarcerazioni di alcuni detenuti, tra cui quelli ristretti per reati di mafia, permettendo agli stessi di chiedere misure alternative al carcere a causa del rischio Covid-19. "Lui (Romano, ndr) - ha poi aggiunto Malagoli - riteneva che non ci fosse il pericolo, per me invece sì. Romano voleva deflazionare il carcere, per il problema di affollamento e i rischi del contagio. La situazione era quella che era, il pericolo che il virus si diffondesse anche nelle carceri c'era ma il rischio che la situazione diventasse difficile da gestire era presente soprattutto per la media sicurezza. Io comunque non ero d'accordo, la mia esperienza mi diceva che ci sarebbero stati problemi e chiesi anche a Romano se si poteva revocare il documento ma lui mi spiegò che era stato condiviso a livello dei vertici". La Malagoli ha anche detto di aver fatto presente anche a Basentini (l'allora capo del Dap, poi dimessosi - ndr), le proprie perplessità: "Ho chiesto a Francesco Basentini: ma secondo te la circolare sulle patologie può dare problemi? Ma lui minimizzò e rispose che non era affatto preoccupato che accadesse". Nel corso dell'audizione ha anche dichiarato di aver saputo che "da tempo lavoravano alla circolare". "Comunque sono solo 223 i detenuti - ha tenuto a precisare - che sono usciti per il covid-19, ma si è fatto un calderone... inserendo anche altri".
Durante l'audizione la Malagoli ha anche confermato che Giulio Romano, ex direttore generale dell'Ufficio detenuti e trattamento del Dap, sta ancora lavorando al Dap ("Romano è ancora in servizio, ha dato le dimissioni ma credo che sia autorizzato a restare fino a fine giugno"). Da alcune fonti di via Arenula, citate dall'agenzia ANSA, si è appreso che "finché non è perfezionata la procedura per il rientro in ruolo, il magistrato continua a svolgere le funzioni a cui era stato destinato con il collocamento fuori ruolo. Questa è la ragione per cui il dottor Giulio Romano presta ancora servizio al Dap".

Foto © Imagoeconomica

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