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di AMDuemila
Per gli inquirenti Giuseppe Costa è a tutti gli effetti “componente della famiglia mafiosa di Vergine Maria
Don Ciotti: "Rosaria, l’Italia onesta ti è vicina, hai seminato speranza e trasmesso coraggio"

"Sono devastata per tutto questo. E' come se fosse morto ieri purtroppo”. E’ indignata Rosaria Costa. Mai avrebbe pensato che un suo strettissimo familiare, il fratello Giuseppe, avrebbe potuto un giorno far parte di Cosa nostra, lui che è a tutti gli effetti parente di vittima di mafia (la sorella era sposata con Vito Schifani l’agente di scorta di Falcone). Giuseppe Costa è stato arrestato ieri a Palermo nel corso dell’operazione della Dia “White Shark” insieme ad altri 7 con l'accusa di associazione mafiosa per aver riscosso il pizzo per il clan dell’Arenella, la borgata dove tra l’altro Rosaria trascorreva le proprie giornate da bambina. Il suo arresto è stato un duro colpo per lei. Intervistata da Il Corriere della Sera ha rilasciato parole durissime nei riguardi del fratello, parafrasando persino il suo memorabile discorso pronunciato nella Chiesa di San Domenico il giorno dei funerali del marito. “Adesso inginocchiati tu, Pino, mio Caino, fratello traditore. Inginocchiati davanti a Dio e agli uomini. Chiedi perdono. E pentiti raccontando tutto quello che hai visto e sentito tra i mafiosi. Svela i nomi e gli sporchi affari di chi ti sei ritrovato vicino, stando ad accuse che sono palate di fango sulle nostre vite”. Sarà difficile per Giuseppe Costa farsi scagionare, le prove in mano agli inquirenti sono schiaccianti tanto che viene descritto, si legge nell’ordinanza, come “un componente della famiglia mafiosa di Vergine Maria svolgendo le funzioni di esattore delle richieste estorsive destinandole ai carcerati". Ad ogni modo nonostante il dramma Rosaria Costa non abbassa la testa, come non ha fatto da 27 anni a questa parte: “La mafia non mi fermerà, continuerò il mio impegno”, ha detto. In mattinata anche il figlio Emanuele Schifani, oggi Capitano della Guardia di Finanza, ha commentato l’arresto di Giuseppe Costa. “Con mio zio non c'erano rapporti. Da tempo. Zero rapporti - ha dichiarato all’AdnKronos - Purtroppo, chi rimane lì, o muore o diventa come loro... Per combattere bisogna allontanarsi, riorganizzarsi e tornare più forti''. A parlare qualche ora fa è stato anche il presidente di Libera Don Luigi Ciotti che ha espresso la propria vicinanza alla vedova di Vito Schifani. "Con tutta Libera ti sono vicino in questo momento che immagino di profondo smarrimento e angoscia. Ma mi permetto di aggiungere a me e Libera tutti gli italiani onesti che non solo sognano ma fanno qualcosa per liberare il nostro Paese dalle mafie, comportandosi da veri cittadini, quelli a cui si rivolge la Costituzione, custodi e promotori del bene comune - ha scritto in una lettera dedicata alla donna il fondatore del Gruppo Abele - Hai seminato tanto, Rosaria, seminato speranza e trasmesso coraggio. E insieme al frutto più bello - il tuo, il vostro Emanuele, oggi capitano della Guardia di Finanza - ne hai generati tanti altri, di frutti spirituali, non solo tra i famigliari di altre vittime di mafia ma anche tra donne che da famiglie mafiose si vogliono riscattare, assicurando per se stesse e i propri figli un futuro di libertà e dignità, una vita non più ostaggio della violenza e della morte. A conferma di quanto fossero lucide quelle altre parole che in un'altra occasione hai rivolto ai boss: 'avete commesso l'errore più grande perché tappando cinque bocche ne avete aperte 50 milioni'. - ha aggiunto don Ciotti - Continuiamo a camminare insieme, Rosaria, perché la forza del 'noi', dell'essere comunità, sconfiggerà le mafie, la corruzione, le ingiustizie. Realizzando il sogno di Vito e di chi, per quel 'noi', ha dato la vita".

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Rosaria Schifani © Letizia Battaglia


Le prove schiaccianti nei confronti di Giuseppe Costa
A inchiodare Costa sono state le intercettazioni ascoltate "in diretta" dalla Dia. E' proprio con "Pinuzzu" che Francesco Paolo Scotto, accusato dal fratello Gaetano (entrambi arrestati ieri, ndr) di avere intascato parte dei proventi illeciti del pizzo a lui destinati, ha un "chiarimento". Una conversazione captata grazie alla microspia piazzata nella Merdeces di Scotto. Il 7 agosto del 2016 i due si trovavano davanti alla casa di Costa. E in quell'occasione il fratello della vedova Schifani chiese: “Chi si è fottuto sti soldi? Chi ti sta accusando". La risposta di Scotto lasciò trapelare tutta la sua irritazione: "Come chi? Mi stai accusando tu. Mio fratello, i miei fratelli...", facendo riferimento in particolare a Gaetano, ritenuto dagli inquirenti il boss dell'Arenella, in quel momento detenuto. Che "Pinuzzu u chieccu" fosse uno dei referenti della famiglia emerge anche da un'altra intercettazione ambientale di quasi un mese più tardi. Gaetano Scotto, appena scarcerato, parlò con il nipote Antonio Rossi delle persone alle quali è stata affidata, in sua assenza, la gestione della famiglia dell'Arenella facendo riferimento anche a Giuseppe Costa. Quest'ultimo, come emerge da altre intercettazioni, sarebbe tra i responsabili della tentata estorsione ai gestori della discoteca il Moro, uno dei locali più noti di Palermo. Scrivono i magistrati nell'ordinanza: “Alla luce di tutti gli elementi sopra esaminati deve concludersi per la piena intraneità di Giuseppe Costa all'interno della famiglia mafiosa: senza dubbio Costa si è prodigato da anni, in contatto con i fratelli Scotto e altri affiliati, per raccogliere proventi illeciti, anche al fine di mantenere in carcere Gaetano Scotto".

Foto © Petyx/Di Stefano

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