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di AMDuemila
Nuovi sei mesi di tempo per indagare sulla scomparsa dell'imprenditore Antonio Maiorana e di suo figlio Stefano, avvenuta il 3 agosto del 2007 a Isola delle Femmine. Secondo quanto si apprende dovrebbe arrivare il responso di alcuni accertamenti importanti. La notizia è stata riportata oggi sul “Giornale di Sicilia”. I punti sui quali il Gip aveva disposto nuovi accertamenti riguardano: il confronto tra alcune impronte digitali trovate sulla Smart delle vittime, abbandonata lo stesso giorno della loro scomparsa all'aeroporto di Punta Raisi; l'audizione di alcuni testimoni e l'individuazione di un tale “Perrotta”, che sarebbe a conoscenza di elementi importanti. Il nome di “Perotta” sarebbe emerso da diverse conversazioni intercettate. Nelle parole di Dario Lopez, che avrebbe detenuto il 50% delle quote e poi le altre quote della società “Calliope”, l'impresa che si era affidata ai Maiorana per costruire un residence a Isola delle Femmine, vi era la possibilità che questo “Perrotta” fosse stato a conoscenza di qualcosa che riguardava i Maiorana e fosse in contatto con tanti protagonisti della vicenda. Nel 2017, Lopez sentito dai magistrati aveva riferito di non sapere nulla di tale identità. Però, in questi mesi sembra che siano state rintracciate delle mail che farebbero risalire il nickname a una donna. Una donna, almeno all'apparenza, ignara del contenuto dei messaggi che portavano la sua firma.
Le indagini dei magistrati della Dda di Palermo si erano orientate verso l’ipotesi dei ricatti sessuali, ma non avendo elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio, hanno però chiesto, lo scorso settembre, l'archiviazione dell’indagine aperta a carico di altri due imprenditori, Francesco Paolo Alamia e Giuseppe Di Maggio, accusati di omicidio e occultamento di cadavere. Ma il giudice per le indagini preliminari Marco Gaeta ha respinto la richiesta di archiviazione, chiedendo di indagare ancora.
Secondo l'ultima ricostruzione degli inquirenti, Maiorana padre avrebbe ricattato Alamia con un filmino porno, che lo avrebbe ritratto durante un rapporto sessuale con una minorenne. Lo scopo sarebbe stato quello di costringere il costruttore a cedere le sue quote delle società "Calliope" ed "Edilia", che avevano appena realizzato una serie di immobili a Isola delle Femmine. Dieci giorni prima della scomparsa dei due imprenditori, Alamia, socio della Calliope, l'impresa che si era affidata ai Maiorana per costruire un residence a Isola delle Femmine, cedette le quote a Dario Lopez, che ne deteneva già il 50%, e da questi finirono a Karina Andrè, allora compagna di Antonio Maiorana.
Dietro il mistero si nasconde anche l’ombra della primula rossa di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro. Infatti, nel corso delle indagini l’ipotesi dei ricatti sessuali è stata fomentata da due testimoni i quali, prima ancora che gli venisse chiesto, hanno spontaneamente raccontato che Karina Andrè, ex compagna di Antonio Maiorana, avesse una relazione con il latitante Messina Denaro. La donna glielo avrebbe confidato seppure parlasse in maniera vaga di un boss potentissimo della zona di Trapani. Dalla donna solo smentite. Anche se i testimoni, mentre riferivano al pm Roberto Tartaglia, sono svenuti.

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