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di Davide de Bari
Le armi erano conservate in un magazzino del leader del gruppo, l'ex boss Pasquale Nucera

C’è un nuovo risvolto nell’inchiesta “Ombre nere” della procura di Caltanissetta che, in collaborazione con la polizia d'Oltralpe, ha disposto, qualche giorno fa, una serie di perquisizioni. Gli investigatori in Francia hanno ritrovato un vero e proprio arsenale che sarebbe stato a disposizione dell’organizzazione di estrema destra che aveva come obbiettivo la fondazione del Partito nazionalsocialista dei lavoratori italiani. L’arsenale, posto sotto sequestro, era custodito da colui che, secondo gli investigatori, avrebbe retto l’organizzazione: l’ex collaboratore di giustizia Pasquale Nucera, 64 enne, con un passato nella cosca ‘ndranghetistica Iamonte, per passare nella Legione straniera e poi nelle schiere della destra, diventando vice coordinatore di Forza Nuova per la provincia di Imperia. Tra le armi a disposizione di Nucera vi erano otto fucili, quattro revolver, una carabina, una pistola semiautomatica e due valigette con munizioni di vario calibro, aggiungendo anche due fucili e una carabina trovate nell’abitazione ligure in provincia di Imperia, dove c’erano pure le cartucce dei fucili trovati in Francia. Da quanto emerso dall’indagine l’uomo, insieme alla sua compagna, aveva la disponibilità di una serie di appartamenti e appezzamenti di terreno in Francia, e in particolare a Saint Dalmaiz de Tende. I magistrati di Caltanissetta hanno chiesto tramite il giudice di collegamento francese un Ordine europeo di indagine con l'obiettivo di verificare se vi fossero ulteriori armi o documenti utili all'inchiesta. Il provvedimento è stato poi accolto nei giorni scorsi quando, tra l’altro, gli uomini del servizio interno dell'Antiterrorismo e delle Digos di Enna e Genova, assieme ai poliziotti francesi, hanno svolto le perquisizioni che hanno consentito di sequestrare l'arsenale. Nei sopralluoghi, gli agenti hanno anche trovato una foto di Nucera vestito da Templare. Non solo. Addirittura è stata ritrovata una tessera della polizia francese, falsificata, intestata a Nucera classificato come guardien de la pax, che equivale a un lasciapassare ai controlli delle autorità civili e militari.

“Dobbiamo passare all’azione”
In un’intercettazione, tra Nucera e un altro indagato, datata al 6 novembre, era già emersa l’esistenza delle armi. “Ascolta, riesci a regalarmi due tre... aspetta... com’è che si chiamano... chiavi, chiavi - chiedeva Aschieri a Nucera - inglesi del 12….”. Secondo gli inquirenti i due avrebbero utilizzato un linguaggio cifrato per riferirsi al calibro delle munizioni. Inizialmente Nucera rispondeva di si, ma poi spiegava che già gliele aveva consegnate. “Ma va! Non è vero, mi avevi dato altre... altre chiavi... - insisteva l’interlocutore - quelle tedesche... mi avevi dato, di chiavi, le altre, le svedesi, speciali…”. Nucera, però continuava a sostenere il contrario: “Te le avevo date…”.
Ci sono anche le intercettazioni che hanno svelato i piani del gruppo che faceva capo a Nucera che con quest’ultimo svolgeva anche il ruolo di reclutatore. “Io ho intenzioni serie, dei rivoluzionari da tastiera non me ne faccio nulla. E non mi interessa andare in giro a mettere striscioni o fare manifestazioni - diceva intercettato mentre parlava con un esponente del gruppo - Bisogna passare all’azione. Quattro coppie di due persone in una notte destabilizzano una città come Milano”. L’ex pentito parlava anche di un presunto attentato da consumare, con il lancio di una molotov, contro una sede dell’associazione nazionale partigiani. Inoltre, ha annunciato ad un esponente del gruppo di voler mettere in atto altre azioni. Infatti, ha raccontato di aver fatto dei “sopralluoghi a Savona” e che bisognava “utilizzare benzina”. Tutte queste azioni si sarebbero dovute rivendicare con la sigla “Patrioti italiani”, creando anche “false piste”. Nucera ad un altro presunto reclutatore di neonazisti, Alessandro Piga, aveva riferito di aver aderito anche a un gruppo di Templari anti-Islam, insieme a polacchi, cecoslovacchi, ungheresi e austriaci, e di essere a capo di un Ordine templare con sede a Lugano. L’ex boss della cosca Iamonte si vantava anche di aver fatto parte della Legione straniera e di aver combattuto in Uganda, Rhodesia, Ciad, Libano, Eritrea e Somalia.
Più di recente, inoltre, avrebbe collaborato con i “gilet gialli”.

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Il leader di Forza Nuova Roberto Fiore © Imagoeconomica


Alias Leon Yavres
Con l’operazione, la procura di Caltanissetta non ha sequestrato solo le armi, ma anche il profilo Facebook dell’ex pentito che si era registrato con il nome “Leon Yavres”. Quel nome Leon è il medesimo del killer interpretato da Jean Reno del celebre film francese. Sul suo profilo c’era anche foto di gruppo di gente in camicia nera che facevano il saluto romano. Tra le altre anche quelle in tuta mimetica e armi alla mano. Non solo. Sui social si vantava del fatto di aver organizzato un viaggio in Siria con il leader del movimento di destra Forza Nuova, Roberto Fiore. Secondo Nucera, però, il gruppo di Forza Nuova di Genova era troppo “moderato” per questo decise di lasciare l’incarico.

Chi è Pasquale Nucera?
Guardando al passato di Nucera, la sua è sicuramente una figura poliedrica anche in ambito criminale. A lungo inserito all’interno della cosca Iamonte era riuscito a scalare i grandi ranghi della ‘Ndrangheta fino ad arrivare a quello della “Santa”, grado ‘ndranghetista che permette di avere rapporti con personaggi esterni all’organizzazione. Nucera poi decise di collaborare con la giustizia, facendo ritrovare tonnellate del tritolo posseduto dalla ‘Ndrangheta, nascosto nei fondali marini della nave “Laura C”. Lo scorso aprile al processo ’Ndrangheta stragista ha raccontato fatti molto rilevanti come ad esempio l’incontro negli anni ’80 con il maestro venerabile della P2 Licio Gelli. Una riunione a Roma in presenza di altri politici e mafiosi per decidere su un appalto delle ferrovie. Inoltre, Nucera aveva raccontato dei rapporti che ci sarebbero stati tra servizi deviati, massoneria e mafia e poi della creazione di un nuovo partito politico, agli inizi degli anni ’90, chiamato “ll partito degli uomini”. Sempre quest’anno, ad aprile, era stato chiamato a deporre nel processo Breakfast, dove è imputato l’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola e oggi sindaco di Imperia. Ed è tra una testimonianza e l’altra che, nel suo agriturismo, Nucera avrebbe organizzato raduni del gruppo che in realtà sarebbero stati corsi di addestramento.

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