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Le parti civili chiederanno di sentire nuovi testimoni
di AMDuemila
Potrebbe esserci un collegamento tra il delitto Moro e la strage di Bologna? Magari non in maniera diretta ma tra i nuovi atti di cui il collegio di parte civile ha chiesto l'acquisizione al processo sulla strage di Bologna, che vede come imputato l'ex Nar Gilberto Cavallini, vi è un possibile punto di contatto. In Via Gradioli, infatti, la strada romana famosa per il covo delle Br nel sequestro di Aldo Moro nel 1978, anche i Nar avevano due covi, nel 1981. E gli appartamenti in uso ai terroristi di estrema destra, così come quello delle Br, erano riconducibili a società immobiliari e a personaggi legati ai 'Servizi segreti deviati', in particolare al Sisde.
I collegi, come riportato dall'agenzia Ansa, hanno quindi chiesto di sentire alcuni nuovi testimoni, tra cui Domenico Catracchia, amministratore di condominio dell'immobile di via Gradoli 96, dove si nascondevano le Br oltre che amministratore della società proprietaria dello stabile. Un nome che ritorna quando furono individuati i covi Nar, a lui riconsegnati in quanto titolare, di nuovo, dell'immobiliare di riferimento. A partire dal febbraio del 1980, secondo i documenti prodotti dal collegio di parte civile - avvocati Andrea Speranzoni, Roberto Nasci, Antonella Micele, Alessandro Forti e Andrea Cecchieri - Catracchia era amministratore unico della Immobiliare Gradoli Spa e prima della Srl Caseroma. Da una comunicazione del Sisde emerge che Immobiliare Gradoli era controllata dalla Fidrev, definita una società di consulenza dello stesso Servizio.
I legali hanno anche fatto riferimento ad un libro dell'ex senatore Sergio Flamigni, membro della prima commissione d'inchiesta sul rapimento e l'omicidio Moro, dove si parla di un sistema di 'scatole cinesi', finanziarie a vario titolo legate al Servizio segreto civile, con nomi di soci o amministratori che già nel 1978 erano presenti nelle società immobiliari di via Gradoli 96, il palazzo delle Br.
Elementi sulla famosa strada romana emergevano anche dagli interrogatori del pentito Walter Sordi e dalle sentenze del processo 'Nar 2', nella Capitale, dove si trattava anche dell'omicidio del capitano di Polizia Francesco Straullu e della guardia scelta Ciriaco Di Roma, impegnati nelle indagini sul 2 agosto 1980.
E' noto che uno dei due appartamenti, situato al civico 65, era frequentato da Francesca Mambro (uno dei tre condannati in via definitiva per la Strage di Bologna), Stefano Soderini, Giorgio Vale e Gilberto Cavallini.
Catracchia, sentito dalla Polizia a novembre 1981 disse di aver riconosciuto i quattro terroristi, poi però, invitato a verbalizzare il riconoscimento, si rifiutò, dicendo di temere per la propria vita.
Un elemento che i legali vorrebbero approfondire chiamandolo a testimoniare. Ugualmente vorrebbero sentire i poliziotti che nello stesso periodo si appostarono proprio in via Gradoli 96: dopo aver individuato una Lancia Delta in uso a Vale e Mambro, decisero di tenere d'occhio la strada dove sospettavano si rifugiasse il gruppo. Gli agenti videro Mambro e Vale uscire, ma non si riuscì a bloccarli.
Tra l'altro il luogo dell'appostamento, nello stesso immobile del caso Moro, risultò essere stato scelto da un funzionario della Questura, Belisario, perché in uso a una sua conoscente: anche del funzionario le parti civili chiedono l'audizione, così come dell'ex militante di Terza Posizione Enrico Tommasselli, che dichiarò anche lui domicilio nel medesimo stabile.

Foto © AFP / Getty Images

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