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di AMDuemila
Il gip ha rigettato la richiesta di archiviazione presentata dalla procura

Antonino Cinà, il medico del Capo dei capi Totò Riina, già condannato in primo grado a 12 anni di carcere nel processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia e ora di nuovo imputato in appello sempre per minaccia a corpo politico dello Stato, è finito nella lista degli indagati della procura di Caltanissetta per la strage di via d’Amelio del 19 luglio 1992. Del fascicolo riguardante Cinà giunge notizia solo adesso in quanto la giudice delle indagini preliminari di Caltanissetta, Valentina Balbo, ha rigettato la richiesta di archiviazione presentata dalla procura quasi due anni fa, come riporta l’Adnkronos. Il gip ha fissato un’udienza per discutere del caso il prossimo 28 ottobre, al Tribunale di Caltanissetta, dove il magistrato potrebbe disporre nuovi approfondimenti. Per l’udienza di fine mese fra le parti citate come parti offese ci sono anche gli imputati che erano stati accusati ingiustamente dai pentiti e poi tornati in libertà ma si tratta di un errore della cancelleria del gip del Tribunale di Caltanissetta. Le uniche parti offese "sono i familiari del giudice Borsellino e quelli degli agenti della scorta" ha precisato il procuratore aggiunto Gabriele Paci.
"Con il rigetto della richiesta di archiviazione formulata dalla procura di Caltanissetta, si prospetta la preziosa opportunità di un ulteriore importante approfondimento nella ricostruzione dei tempi e delle ragioni della strage di via d'Amelio e dell’accelerazione nella sua esecuzione. Sulla posizione di Cinà, infatti, possono trovare un formidabile punto di saldatura gli scenari illustrati dalla Corte d'Assise di Caltanissetta nella sentenza del processo Borsellino quater e dalla Corte d'Assise di Palermo nella sentenza sulla trattativa Stato-Mafia”, ha commentato l’avvocato di parte civile Fabio Repici.

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